sabato 31 luglio 2010

4 Agosto 2010 a Genova,PalaCep evento musicale per il 40 anniversario della Comunità di San Benedetto l'invito è esteso a tutti

Mercoledì 4 agosto, Genova, PalaCep (via della Benedicta 14, presso Centro Sportivo Pianacci), grande evento musicale nell’ambito dei festeggiamenti per il 40° anniversario della Comunità di San Benedetto al Porto fondata da Don Andrea Gallo.
Dopo un lungo periodo di pausa, tornano sul palco i Subsonica, un vero regalo che il gruppo ha deciso di fare alla Comunità cui sono legati da diversi anni.
Si inizierà alle 21, con la musica di Assalti Frontali, Zero Plastica, Santa Alleanza e Laboratorio Rap All Stars Cornigliano poi, alle 22.30 circa, il palco sarà tutto per Samuel, Max, Boosta, Ninja e Vicio.
Per ottenere il pass d’ingresso al concerto, sarà sufficiente partecipare alla raccolta fondi (in loco, la sera stessa) per la Comunità di Don Gallo (quota minima 15 euro).
Come si arriva al PalaCep
Uscire dal casello autostradale di Genova Voltri e girare subito a sinistra, facendo attenzione a non prendere per sbaglio lo svincolo che vi riporterebbe in autostrada. Imboccata via Sorgenti Sulfuree , seguire sempre la strada principale (sarà sufficiente seguire le scritte in giallo, sui muraglioni, indicanti “Palacep”) . In macchina il tempo di percorrenza è di circa 5 minuti.
Potete anche andare a piedi, lasciando la macchina a Voltri: ci vuole una mezz'ora in salita.
L'indirizzo preciso, per chi avesse un navigatore satellitare, è PalaCep, Genova Prà, via della Benedicta 14.
Nei pressi del PalaCep parcheggi gratuiti, indicati sia da segnalazioni apposite che da (il più ampio è in via Novella, a circa 250 metri dal PalaCep, predisposto su tre “terrazze”)
Don Gallo e i Subsonica al PalaCep…
Il Pianacci …e il Cep ringraziano
In riferimento all’evento del 4 agosto che vedrà i Subsonica al Cep per festeggiare Don Gallo e la sua comunità il Consorzio Pianacci si sente in dovere di dire alcune cose.
Intanto ringraziamo nuovamente Don Gallo che, come fa da una vita, ha scelto di utilizzare una ricorrenza per portare energie in un luogo interessante, difficile e che ha dimostrato di utilizzarle al meglio e per tutti: il Cep. L’attenzione di Don Gallo verso questi luoghi non è un’attenzione episodica ma è una costante dedizione che non perde mai di vista le realtà cittadine difficili dando in questo modo la possibilità di rendersi visibili e portare alla città non solo i loro problemi ma anche le loro bellezze.
Ringraziamo di conseguenza anche i Subsonica che con la loro presenza e arte permettono al Cep di porsi nuovamente all’attenzione della città …e non solo…come esempio di periferia che diventa centro e propulsore di socialità attiva.
Due parole su Cep e PalaCep…..
….in un solo anno al PalaCep, un vero e proprio tendone delle meraviglie della città, sono passati da Gino Paoli alla BandaBardò, dai Toots and the Maytals a Circumnavigando, da Michele all’Orchestra Multietnica Furastè fino ad arrivare anche ai Subsonica, gruppo che vedrà arrivare per il loro live persone e appassionati da tutta Italia che, ne siamo sicuri, porteranno nel loro cuore un pezzo di Cep.
Nell’evento di face book creato dal gruppo giungono commenti da ogni luogo. Vi segnaliamo questo, giunto a noi tramite Facebook da un ragazzo cresciuto al Cep ed ora “emigrato” a Milano per motivi di lavoro :
…. questa dei Subsonica è microscopica rispetto all'aiuto quotidiano dato da anni a molti. Allo stesso tempo è difficile anche spiegarti cosa significa per un trentenne come me, che lavora a Milano, che ha sempre custodito con orgoglio e gelosia la parola Cep, che per anni ha dovuto in qualche modo discutere o addirittura difendersi proprio perchè è cresciuto lì, poter dire, ora "ehi pizza a casa dei miei e poi usciamo a sentire i Subsonica, a pochi passi da lì?". Non sai che soddisfazione, non puoi immaginare che bellezza. Grazie. Ci vediamo il 4 agosto…
Nell’occasione consegneremo a Don Gallo una targa che lo dichiarerà socio onorario del Consorzio Sportivo Pianacci e …cittadino onorario del Cep, per meriti sul campo.
Sottolineiamo affettuosamente inoltre la presenza di due gruppi della scena Rap genovese, gli Zero Plastica ed i Santa Alleanza che solo 10 giorni fa sono venuti, con disponibilità e dando il massimo, al PalaCep nell’ambito di un progetto Hip Hop che stiamo realizzando. Anche a loro va il ringraziamento per le attenzioni che ci avevano già dato e gli auguri per la serata che li vede protagonisti dell’apertura del concerto dei Subsonica.
Ancora vogliamo fermarci un attimo e chiedere a tutti voi se ritenevate possibile 10 anni fa un …PalaCep al Cep… Dobbiamo tutti dire che il Cep ha raggiunto il massimo, anzi ha raggiunto ciò che neanche lui si aspettava.
GRAZIE DON, GRAZIE COMUNITA’, GRAZIE SUBSONICA!!!!!
Ricevo pubblico.

Monica Riccioni

Roma sicurezza stradale due denunce e ritiro di patente per stato di ebrezza

Comando Provinciale di Roma
31/07/2010 Ore 13:45
Le pattuglie dei Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia Roma Centro, questa notte, sono state impegnate in una serie di controlli alla circolazione stradale, eseguiti nelle principali strade del centro, con l'ausilio dell'etilometro.
A seguito di tali controlli, 2 persone sono state denunciate a piede libero per guida in stato di ebbrezza.
Si tratta di un 27enne ed un 49enne, a bordo di 2 potenti Suv.
I 2 sono risultati positivi alle prove spirometriche, con tassi alcolemici superiori a quelli consentiti dalla legge.
Oltre alla denuncia, per entrambi è scattato anche il ritiro della patente di guida.

Monica Riccioni

Arrestati dai Carabinieri gli autori di 13 rapine stile vecchio west

Comando Provinciale di Torino
Tredici rapine a mano armata in stile far west ai danni di banche, tabaccherie, negozi e supermercati di tutta la provincia, tra cui anche l'efferato colpo al cinema multisala Ugc di Moncalieri lo scorso 17 aprile. È quanto i Carabinieri del Comando Provinciale di Torino attribuiscono, con stime per difetto, a una banda composta da tre persone che sono state arrestate.
L'indagine, iniziata nel gennaio scorso, ha permesso di arrivare a tre pluripregiudicati residenti nella provincia torinese. Nelle loro abitazioni, nelle loro auto e in alcune cantine a loro in uso, i militari hanno sequestrato numerosi armamenti, rubati o comunque detenuti illegalmente: una pistola, una mitraglietta, proiettili e caricatori, oltre al necessario per la loro manutenzione. C'era, infine, un kit completo da travestimento, da uomo e da donna.
Da quanto appurato durante le indagini, i tre erano soliti agire sotto l'effetto di cocaina, cosa che li aiutava a non percepire la situazione di pericolo in cui mettevano se stessi e gli altri.

Monica Riccioni

I NOE di Pescara bloccano colossale giro di rifiuti illeciti

Comando Carabinieri per la Tutela dell'Abiente
I Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Pescara, con l'ausilio del 5° Elinucleo Carabinieri di Falconara Marittima (AN) e del Dipartimento Provinciale ARTA (Agenzia Regionale per la Tutela dell'Ambiente) di Teramo, hanno portato a compimento un'importante indagine di polizia giudiziaria coordinata e diretta dalla Procura della Repubblica di Teramo.
In particolare gli investigatori hanno accertato che ditte operanti nel settore dell'attività di recupero rifiuti non pericolosi, aventi sede nelle Province di Teramo e Macerata, con la collaborazione di società di intermediazione aventi sede nelle Province di Pescara e Roma, inviavano i pneumatici fuori uso triturati, presso un impianto di incenerimento di Pescara.
Gli pneumatici, una volta triturati, utilizzando codici di comodo, con relativa conseguente falsificazione della documentazione afferente, venivano, tramite intermediari consenzienti, inviati ad incenerimento. La loro destinazione lecita, e prevista dalle autorizzazioni in possesso delle ditte implicate, era invece, sempre dopo la triturazione, l'invio con mutato CER (codice europeo rifiuto), verso impianti per la trasformazione degli stessi in materia prima secondaria.
A conclusione della complessa attività di polizia giudiziaria ambientale, venivano denunciati in stato di libertà, ai sensi del testo unico ambientale, 8 persone per traffico illecito di rifiuti.

Monica Riccioni

Roma i Carabinieri hanno catturato ed arrestato cittadino romeno ricercato in campo internazionale

Comando Provinciale di Roma
31/07/2010 Ore 12:00
Tre anni fa aveva tagliato 9 alberi di alto fusto in una foresta privata di Tepu, un piccolo comune della Romania del Nord, e per questo, un 34enne romeno, dopo l'arresto era stato condannato dall'Autorità Giudiziaria a scontare 2 anni e 6 mesi di carcere.
Per sfuggire alla pena si era nascosto in Sardegna, dove aveva imparato presto il mestiere di pastore ed il dialetto sardo tanto che, oramai, sarebbe stato difficile per chiunque non immaginarlo originario dell'isola.
A tradire il romeno è stata una sua denuncia presentata ai Carabinieri della Stazione Roma Quadraro per il furto di 800 euro, subito da parte di un amico.
L'uomo, dalla Sardegna si era trasferito temporaneamente a Roma per svolgere la stessa professione nell'agro romano ma, evidentemente, non aveva fatto bene i conti col suo passato.
I Carabinieri, dopo aver eseguito alcuni accertamenti alla banca dati, lo hanno perciò arrestato in esecuzione di un mandato di arresto europeo.

Monica Riccioni

Camorra;9 arresti eseguiti dall'Arma dei Carabinieri per estorsione ai danni di imprenditori,le Forze dell'Ordine non demordono continuano gli arresti

Napoli, 31 lug. - E' in corso dall'alba, da parte dei Carabinieri del Comando Provinciale di Caserta, l'esecuzione di 9 ordinanze di custodia cautelare in carcere e di una misura cautelare del divieto di dimora nelle province di Caserta e Napoli, emessi dal Gip del Tribunale di Napoli su richiesta della Procura della Repubblica - Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di altrettanti elementi apicali e di spicco del clan "dei casalesi", per i reati di associazione mafiosa, porto e detenzione illegale di armi ed estorsione. Le indagini, avviate nel settembre 2009 in seguito all'arresto di due affiliati, colti nella flagranza di ritirare il pizzo all'interno di un cantiere edile, hanno consentito di monitorare la recente costituzione di un clan. E' stato quindi possibile accertare il passaggio di ordini, attraverso "pizzini" consegnati ai familiari nel corso dei colloqui in carcere, dai capi detenuti agli affiliati liberi, per l'attuazione delle estorsioni in danno di imprenditori e commercianti dell'area liternese. Nel corso delle indagini sono state sequestrate varie armi e munizioni.

Monica Riccioni

fonte agi

Crotone i Carabinieri sventano e arrestano giro di estorsioni

CROTONE, 31 LUG - Saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa i particolari delle indagini che hanno portato i carabinieri del comando provinciale di Crotone ad arrestare a Isola Capo Rizzuto due persone per estorsione ad un medico. All'ordinanza di custodia cautelare nei confronti dei due arrestati i carabinieri sono giunti indagando sulle intimidazioni subite nelle settimane scorse dagli amministratori del Comune di Isola Capo Rizutto. L'incontro con i giornalisti si svolgerà alle ore 10.30 negli uffici della Procura di Crotone.

Monica Riccioni

fonte ansa

Genova i Carabinieri hanno arrestato dipendente di un supermercato e due complici per furto

GENOVA, 31 LUG - I carabinieri hanno arrestato a Genova tre persone accusate di furto continuato e aggravato in concorso e ricettazione ai danni di un supermercato. Si tratta di un dipendente del punto vendita, del titolare di un bar e del proprietario di un panificio. Maggiori particolari sul sistema messo in atto dai tre per rubare merce al supermercato saranno illustrati dai carabinieri in una conferenza stampa in programma alle 11 presso il Comando Provinciale.

Monica Riccioni

fonte ansa

Firenze arrestato evaso dai Carabinieri

Firenze, 31 lug. I Carabinieri della Stazione di Legnaia, nella serata di ieri, hanno arrestato un 28enne pregiudicato, per evasione. L'uomo, infatti, sottoposto al regime degli arresti domiciliari per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, e' stato notato dai militari mentre passeggiava tranquillamente in Via di San Quirico, a Firenze. Ai carabinieri ha dichiarato che in casa faceva troppo caldo e stava cercando refrigerio nei vicini giardini pubblici. Il 28enne e' stato trattenuto presso le camere di sicurezza della caserma, in attesa del rito direttissimo.

Monica Riccioni

fonte ADNKRONOS

Ciampino arrestato dai Carabinieri pusher appartenente al clan dei Casamonica

Roma, 31 lug. I carabinieri della Compagnia di Castel Gandolfo hanno arrestato un 40enne appartenente del clan Casamonica per detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente. Il pusher e' stato bloccato in via Ischia, a Ciampino, oggetto in questo giorni di numerose attivita' di controllo da parte dei militari. L'uomo, alla vista dei Carabinieri, ha tentato di disfarsi di un contenitore contenente cocaina, subito dopo recuperato dagli stessi militari. Sottoposto a perquisizione, il pusher e' stato trovato in possesso di una decina di dosi di cocaina, pronte per essere spacciate. La droga e' stata sequestrata, mentre l'uomo e' stato condotto al carcere di Velletri, a disposizione della Autorita' Giudiziaria.

Monica Riccioni

fonte ADNKRONOS

venerdì 30 luglio 2010

L'Arresto di Giuseppe Liga e la modernizzazione della mafia

L'Operazione nei confronti di Liga dimostra la grande capacità di modernizzazione dei Lo Piccolo.
Essi avevano strutturato una vera e propria holding mafiosa,selezionando esperti e professionisti proprio come inuna azienda.Già all'epoca Bernardo Provenzano aveva capito l'importanza di poter contare su un pool di professionisti per le truffe ai danni dello Stato e dell'Unione Europea,oltre che per gli affari nel settore della
Sanità.I Lo Piccolo stavano andando oltre,provando a creare una nuova giuntura per Cosa Nostra.
Una gestione moderna del clan,nel cui consiglio di amministrazione sono ben rappresentati anche i veri protagonistidegli affari della mafia:i professionisti.
Del resto,a eccezione di alcuni ordini professionali o singoli soggetti,soprattutto nell'ambito dei rappresentanti tecnici,nessuno continua a scomporsi più di tanto.
Il 25 marzo 2010 il ministro Alfano,ha firmato il 41 bis,regime di carcere di massima sicurezza e isolamanto totale per i condannati di associazione mafiosa,nel quale è stata posta la firma anche per Giuseppe Liga,il nuovo padrino
di Palermo.
L'ordine degli architetti invece,non ha proferito in merito nonostante nel suo interno siano stati scoperti oltre il 45% di affiliati alla mafia,nessun commento,nessun provvedimento di sospensione inerte ai soggetti coinvolti con
la mafia,mi chiedo chissà se arriverà?
Però la palese indifferenza di fronte a un fatto che si vorebbe riportare nell'ambito delle responsabilità soggettiva deve indignare tutti.
L'interesse della cosca di San Lorenzo per l'edilizia privata,che è il settore meno monitorato e controllato,dove viene più facile riciclare il denaro sporco a più non posso,sotto gli occhi di chi dovrebbe controllare ,delle piccole amministrazioni comunali,che erogano licenze e permessi,senza una minima indagine,o perchè collusi,delle Province e delle Regioni ed infine dei cittadini inermi.
La azienda Lo Piccolo era riuscita a costruire villette nell'area di dominio diretto dalla famiglia,su terreni agricoli e non edificabili,anche fuori dalla Sicilia in un momento che il mercato era paralizzato.
Liga è un uomo che è riuscito ad ottenere le autorizzazioni,c'è chi la chiama semplice fortuna,oppure è un professionista che sà quali sono i tasti giusti da toccare nella pubblica amministrazione e nella politica,per farsi dire di si?.
Un pò di tempo fà a Modena l'Ordine degli ingegneri ha organizzato un convegno sul pericolo di infiltrazione mafiose nei cantieri di quella Provincia.
Al termine del convegno l'Ordine ha deliberato l'adesione a Libera.
Fà bene Antonio Ingroia,a dire che la mafia è tornata nei salotti vip e di quelli della buona borghesia,ne era uscita negli anni 70,con la calata dei Corleonesi,e qualcuno si è dimenticato troppo in fretta quanto fossero
ossequiati,come il boss Michele Greco detto il PAPA,catturato in Spagna all'isola di Ibiza.
O il prestigio e gli oneri di cui ha goduto per anni sulla sponda catanese,Nitto Santa Paola.
Troppo in fretta si sono dimenticati o hanno rimosso i ricordi dei giornalisti uccisi o meglio il ricordo di Mario Francese,che non è stato ammazzato perchè pubblicava i verbali,che i magistrati per altro non gli davano,ma perchè
faceva inchieste,ha raccontato,ha intuito cosa davvero stava succedendo,tra gli intrecci,tra il modificarsi di certi rapporti tra mafie,politica ed imprenditoria legata ai professionisti ed a equivalenti ordini.
Significava e significa che le mafie ricominciavano a fare i mafiosi e la politica e i salotti per bene si adeguavano e si adeguano fino a compartecipare in quote associative,negli affari che riguardano soprattutto la pubblica amministrazione e il riciclaggio del denaro in opere pubbliche e private.
Mentre il Governo si fà trionfo delle centinaia di arresti(per altro questi detenuti li manteniamo noi cittadini) l'ala militare di Cosa Nostra squadernano provvedimenti scellerati come lo SCUDO FISCALE,che funziona da lavanderia
dei capitali sporchi,conservati illegalmente nei paradisi fiscali,si avanza il nuovo ai pezzini,si passa a skipe in internet,e anzichè il rolex si passa all'ultimo blackberry.
I nipoti dei boss sconfitti,fuggiti in America,tornano in Italia gonfi di denaro e pronti a investire in attività lecite ed illecite,avvelenando il mercato e qualche residuo di libera concorrenza.
Il traffico aereo tra Lussemburgo,Belgio e Stati dell'ex blocco orientale con l'Italia si sono intensificati a modi da capogiro,scaturiscono sorprendenti intuizioni.
Giovanni Falcone diceva:la mafia è la mafia,perchè è capace di tessere la tela delle relazioni e crearsi un tessuto unico con il potere politico ed economico.La mafia è la mafia perchè sà stare a passo con i tempi,si sono lanciati
nella politica,negli appalti,nel traffico di armi e droga,hanno fiutato il business milionario della sanità,e i grandi investimenti nei centri commerciali e supermercati,nei trasporti e nei mercati dell'economia e finanza,nelle
banche e nelle energie rinnovabili.
La mafia è mafia perchè sà governare il proprio futuro.

Monica Riccioni

giovedì 29 luglio 2010

L'ipocrisia di una antimafia sociale

Questo è un Paese spaventosamente ipocrita che si rifugia dietro le verità giudiziarie;ma che bisogno c'è di aspettare una sentenza di 3 grado per togliere la fiducia e credibilità a un politico che và a braccetto coi mafiosi?
Per indagare a fondo il confine sottile tra politica,mafia e magistratura diventa fondamentale iniziare a capire per affrontare il fenomeno mafioso andare oltre il fatto militare,che poi è quello raccontabile ,per certi aspetti
pure affascinante.
Sono i racconti che piacciono,sono sempre piaciuti,anche fuori dai confini del Sud dalla Sicilia,dalla Calabria,fino ad giungere al Nord come una biscia silenziosa ha saputo insinuarsi,scavare le tane,questa biscia non ha confini anzi gli piace conquistare i territori si veste in giacca e cravatta accompagnate da quella nuova in gonnella,cammina spavalda sicura che il muro dell'omertà non la tradirà mai,incute paura affinchè il muro non crolli ,compra,corrompe,incendia distrugge ammazza mentre si volta e fà la linguaccia allo Stato convinta di essere vincitrice,è anche fuori dai confini di Cosa Nostra.
Questo è un Paese che ha bisogno di fiction,che ha rinunciato a osservare la realtà,ha perso l'abitudine al vero e si accontenta del verosimile.
E' per questo che secondo me Roberto Saviano,è giustamente una star e per esempio Rosaria Capacchione non la conosce la maggior parte della gente.Ed è anche per questo che oggi tutti citano Falcone e Borsellino,che denunciavano la saldatura tra la borghesia palermitana e non e le cosche;ma questa gente quando Falcone e Borsellino erano vivi,dove stava,cosa faceva,cosa scriveva?
Mentre oggi la borghesia mafiosa vuole farsi nobile,nel senso un tempo negli ultimi 10 anni i professionisti accusati di aver avuto contatti con la mafia,ndrangheta,camorra sono moltissimi,il conto esatto l'ho perso molto tempo fà,una volta erano complici,collusi,prestanome.Oggi si incarnano in prima persona il ruolo del capo mandamento,prendono il posto dei boss nella gestione del territorio,tra tutti questi professionisti troviamo :medici,avvocati,commercialisti,amministratori,manager,ingegneri,architetti o politici indagati,o arrestati e spesso condannati e quasi sempre rimasti ai loro posti a firmare referti,perizie,progetti di legge.
I protagonisti della zona buia grigia così li chiamo io,protetti dalle fitte maglie degli ordini professionali,
corpi intermedi della società che dovrebbe garantire un filtro alla intromissione della criminalità,nella vita pubblica e negli affari,e invece garantiscono spesso ai loro associati un guscio protetto che li tenga in libertà di infliggere male,terrore,paura e azioni illecite,ciò che secondo loro li ripulisce è comunque e rimane la comunione in Chiesa dove essi si ritengono tanto devoti,ma dove nessuno ha il coraggio di urlare a loro in faccia ipocriti.
Monica Riccioni

Operazione Pandora - conferenza stampa Casa della Legalità



Cristian spiega le infiltrazioni mafiose nel nostro territorio Liguria una terra di conquista ,ma per niente pulita tra nord e sud la differenza non esiste

I Mamone fulcro della fase II della Tangentopoli genovese

Carmelo Gullace ed i Fazzari, storie di 'ndranghetisti di riviera - 2 Liguria

Carmelo Gullace ed i Fazzari, storie di 'ndranghetisti di riviera Ligure

Operazione "Santa Tecla"la Guardia di Finanza sgomina 250 milioni di euro, altro duro colpo alla ndrangheta

Operazione del Gico annienta il Con l'Operazione "SANTA TECLA" Operazione "Santa Tecla" sgominato il "locale" della 'ndrangheta di Corigliano Calabro. Agli arresti in 67 e beni sequestrati per un valore di oltre 250 milioni di euro (tra beni mobili, immobili - 69 appartamenti e ville, 68 terreni -, attività commerciali e quote di società, 48 imprese e 55 veicoli, oltre a polizze e conti correnti). L'operazione, eseguita dal Gico e Scico della Guardia di Finanza, parte dalla Calabria e più precisamente dalla provincia di Cosenza ha raggiunto le province di Bologna, Brescia, Milano, Roma, Reggio Calabria e Foggia. Le accuse sono di associazione di stampo mafioso, estorsione, usura e traffico di stupefacenti...
Tra gli arrestati anche i fratelli della Sindaco di Corigliano (eletta lo scorso anno) Pasqualina Straface del Pdl, molto impegnata a Corigliano nella primavera scorsa, insieme al sottosegretario Mantovano per sostenere la candidatura alla presidenza della regione Scopelliti.
Si tratta degli "imprenditori" Mario e Franco Straface, indicati anche da diversi collaboratori di giustizia quali imprenditori legati alla 'ndrangheta ed accusati di un estorsione per la realizzazione di un villaggio turistico. L'accusa anche su questo caso è chiara: il capo della csca di Corigliano, Maurizio BARILARI, ha costretto il titolare della società che realizzava il villaggio ad affidare un appalto milionario alla STRAFACE srl di Mario e Franco Straface. Una volta estorto l'incarico la STRAFACE srl ha provveduto a subappaltare i lavori e far eseguire fatture relative a importi non dovuti, così da creare fondi neri per la cosca. Secondo l'accusa la spesa dell'opera ha subito un aumento di spesa a carico dell'imprenditore vittima superiore al 20% dell'importo dei lavori.
Il nome dell'operazione, "Santa Tecla", della DDA di Catanzaro prende spunto dalla via del centro milanese, nei pressi del Duomo, dove gli uomini della cosca si incontravano per organizzare le strategie e gli accordi dei traffici di stupefacenti.
Il potente "locale" colpito dall'operazione sino al 10 giugno 2009 era guidato da Antonio BRUNO (59 anni), detto "giravite", ucciso in quella data. Da allora la guida era passata nelle mani di Maurizio BARILARI (41 anni), già arrestato il 16 luglio dello scorso anno nell'operazione "TIMPONE ROSSO" e che aveva colpito il "clan degli zingari". Dalle indagini è emerso il collegamento di detto clan con il "locale" di Corigliano.
Tra gli altri arrestati con posizioni forti all'interno del clan coriglianese vi sono: Pietro Salvatore MOLLO con il cognato Alfonso Sandro MARRAZZO, oltre a Antonio MARRAZZO, Pietro Longobuco MARRAZZO detto "'u iancu".
La cosca, oltre alle imprese utilizzava anche la società di calcio SCHIAVONEA '97 per riciclare i proventi di estorsioni e usura, attraverso l'emissione di fatture per operazioni inesistenti. L'importo delle fatture emesse dalle società era in realtà l'importo dell'estorsione mentre quelle della società sportiva utilizzava l'ormai collaudato sistema delle "sponsorizzazioni". Il presidente della società sportiva e della società di tinteggiatura usata per le fatture "estorsive" era il fratello del capocosca, ovvero il 39enne Fabio BARILARI.
monica riccioni
Fonte Casa della Legalità

mercoledì 28 luglio 2010

Ultimi 10 arresti della ndrangheta eseguiti dall'Arma dei Carabinieri ieri a Rosarno

Beni immobili per una valore di 10 milioni di euro sono stati sequestrati stamani dai Carabinieri ad esponenti della cosca Bellocco di Rosarno. Il sequestro dei beni, disposto dalla Dda di Reggio Calabria, è stato eseguito nell'ambito dell'operazione «Pettirosso» che ha portato all'arresto di 10 affiliati alla cosca Bellocco accusati di associazione mafiosa, favoreggiamento, porto e detenzione illegale d'arma da fuoco.
Le indagini, spiega un comunicato, hanno ricostruito il circuito criminale che aveva favorito per anni la latitanza di Gregorio e Giuseppe Bellocco, esponenti di vertice dell'omonima cosca rosarnese, inseriti tra i 30 ricercati più pericolosi e catturati dal Ros nel 2005 e nel 2007. Contestualmente è stato eseguito un provvedimento di sequestro di beni immobili, per un valore di 10 milioni di euro.
Gli inquirenti hanno anche scoperto che il boss Gregorio Bellocco aveva una passione per la composizione di poesie e canzoni. Sono state postate su Youtube e vendute, in cd “pirata” per alimentare il mito della ‘ndrangheta.
Gregorio Bellocco nel 2003, riuscì persino a dileguarsi da un covo nel territorio di Anoia quando le forze dell'ordine lo avevano ormai accerchiato. La sua rocambolesca fuga tra un canneto e le acque gelide di una fiumara è raccontata nella canzone «Circondatu», composta per esaltare le gesta del boss e trovata dai Carabinieri nel bunker in cui fu finalmente catturato Bellocco nel febbraio 2005.
Era scavato sotto un albero, nelle campagne di Rosarno. «Abbiamo catturato otto soggetti rilevanti per il controllo del territorio di Rosarno e della Piana di Gioia Tauro, funzionali a garantire la presenza e le attività dei Bellocco durante la loro latitanza». Il Procuratore Aggiunto Michele Prestipino ha commentato così, nella conferenza stampa presso il Comando Provinciale dei Carabinieri di Reggio Calabria, l'arresto degli otto affiliati al clan. Nei terreni degli otto arrestati, nelle campagne tra Rosarno, Laureana e Galatro, si nascondevano i Bellocco e i loro uomini. Lunghe latitanze passate anche dentro i containers prelevati dal Porto di Gioia Tauro, attrezzati con sistema di aerazione ed impianto idraulico e poi sotterrati sotto orti e frutteti.
I militari hanno sequestrato oggi 13 fabbricati e 67 terreni agricoli di proprietà degli otto arrestati, il cui valore ammonta a dieci milioni di euro. «Sono beni di proprietà degli arrestati - ha spiegato Prestipino - ma il loro utilizzo era destinato esclusivamente a coprire la latitanza di Gregorio e Giuseppe Bellocco e dei loro uomini, Carmelo Lamari e Giuseppe D'Agostino. Su quei terreni abbiamo trovato ben 14 bunker e nei palazzi degli affiliati si svolgevano le riunioni e gli incontri del clan per garantire la perfetta prosecuzione delle loro attività criminali».

Monica Riccioni

fonte unità

sabato 24 luglio 2010

Dopo l'uscita del famoso libro"Tra la via Emilia e il Clan"di Cristian Abbondanza,si SCOPRONO LE DISCARICHE dell'ECO-GE dei Mamone l'ndrangheta di Ge

Dall'uscita del libro "Tra la via Emilia e il Clan" sono molteplici le segnalazioni che ci stanno giungendo dall'Emilia Romagna sulla società dei Mamone che, dopo l'esplodere delle inchieste della Procura di Genova su di loro (dopo anni ed anni in cui abbiamo puntato l'indice e l'attenzione su questa famiglia dal 2002 indicata dalla DIA come della 'Ndrangheta e certamente legata ai GULLACE-RASO-ALBANESE), hanno spostato molto del loro lavoro proprio in Emilia Romagna...
Le segnalazioni non sono soltanto quelle che riguardavano Caorso, ovvero i lavori che la Eco-Ge svolgeva con un subappalto all'interno della Centrale Nucleare (per cui abbiamo saputo aver chiesto inutilmente al giornalista Lannes di fornire le documentazioni che dichiarava di avere alla DIA ed ai NOE, visto che ai reparti preposti non è giunto ancora nulla). Qui la Eco-Ge opera con molteplici lavori, ad esempio da appalti per il gruppo Hera alla bonifica dell'ex zuccherificio di Finale Emilia, in provincia di Modena.
Stiamo seguendo, sia direttamente sia con le "Casa delle Legalità" emiliane, queste segnalazioni che prontamente trasmettiamo a chi di dovere ed ora, a seguito dell'intervento dei NOE (che ha già effettuato sia i sopralluoghi sia le acquisizioni documentali) in conseguenza di un nostro Esposto, vediamo la questione dell'ex Zuccherificio...
Siamo in un area dove tutto intorno la ricchezza economica e sociale viene dalla terra... Terra coltivata, da aziende agricole e contadini, eredità dell'umanesimo che ha le radici nella pianura che accompagna il Po. E qui, in mezzo a questa distesa di campi e di vecchie case agricole, di fienili e di fossi che segnano i confini e di canali per l'irrigazione, sorgeva lo Zuccherificio dell'"Italia Zuccheri".
E qui è stata avviata la bonifica (in teoria conclusa) per lasciare spazio ad un impianto che con la salute e la sicurezza dell'aria e della terra ha ben poco a che fare: una centrale a biomasse (che, per chi non lo sapesse, in Italia può essere tranquillamente autorizzata a bruciare non solo biomasse, una volta costruita, ma anche i rifiuti). D'altronde perché salvaguardare dalla diossina e dalle nano-polveri i prodotti dell'agricoltura qui, in provincia di Modena, quando non si ha il minimo ritegno di contaminare con diossina da nord a sud il Paese? Quindi si contamini pure e si uccida economia, vita e futuro anche qui!
E qui per lavorare nella bonifica è stata chiamata anche la ECO-GE dal committente "Italia Zuccheri... ed infatti ecco spuntare in mezzo ad alberi e piazzali battuti dal sole, camion e mezzi cingolati della ECO.GE dei Mamone.
E proprio lì accanto all'area del vecchio Zuccherificio spunta a cielo aperto una enorme area riempita di rifiuti, di recente, da mezzi cingolati. E' l'area accanto ai vecchi impianti ed accanto ad una bella quantità di materiale pulito, che sembra lì, pronto per coprire quanto indebitamente sotterrato (più o meno).
E girando in quest'area non c'è terra, ma polveri grigie che rendono difficile la respirazione, vi sono plastiche di sacchi e copertoni di camion, vi sono detriti edili e pezzi di sacche che normalmente vengono utilizzati per sigillare amianto, vi sono indumenti consumati che assomigliano a quelli delle esumazioni dei campi temporanei dei cimiteri... vi sono bombole e tubature, mezzi interrati e mezzi a cielo aperto... e vi è una pozza che dovrebbe assomigliare ad acqua ed invece è melma maleodorante e marcia.
L'unica via di accesso è direttamente dall'area dell'ex Zuccherificio e quella stradina che costeggia lo zuccherificio stesso. Le tracce sul terreno non lasciano dubbi sui mezzi e la provenienza di detti viaggi che qui hanno scaricato, interrato e sversato quei rifiuti molto speciali che affiorano (su quanto sia più in profondità non possiamo dire, naturalmente, nulla).
D'altronde i Mamone, con la Eco-Ge, ci hanno abituato a bonifiche che bonifiche non sono... basti ricordare la Stoppani o l'area ex Erg di San Biagio, ci hanno abituato al conferimento di rifiuti speciali in siti non autorizzati, così come all'abbandono a cielo aperto o interramento di amianto o dei residui delle colate di acciaieria...
E questa a Finale Emilia è una bomba ecologica in mezzo ai campi coltivati che minaccia la qualità dell'aria e delle acque... che rappresenta una minaccia all'agricoltura ed a quella comunità che dal lavoro della terra produce e campa. Questa è l'area di Finale Emilia ancora prima della centrale a biomasse.
Speriamo che l'intervento dei NOE possa portare ai provvedimenti neccessari per risanare l'area (a spese dei responsabili) e punire chi è il responsabile di questo ennesimo scempio ambientale con rischi pesantissimi per l'ecomomia locale.
Ecco un estratto della galleria fotografica che abbiamo fornito in allegato all'esposto ai NOE e chissà che le Pubbliche Amministrazioni non decidano di aprire gli occhi anche qui... A proposito: l'Agenzia Regionale per l'Ambiente dell'Emilia Romagna i controlli sulla fase di bonifica e sull'area li ha fatti o si è persa nei campi?
Continua..................

Monica Riccioni
fonte Casa della Legalità

Nel savonese si annusa e si nota quegli anomali

E nel savonese se abbiamo già notato quegli anomali contatti tra i GULLACE-RASO-ALBANESE (imparentati ai PIROMALLI) ed originari della Piana di Gioia Tauro, con i FOTIA (in particolare Sebastiano e Pietro FOTIA) della cosca dei MORABITO-PALAMARA-BRUZZANITI originaria di Arfico, apprendiamo dalle carte della DDA di Milano che la zona tra Loano e Pietra Ligure era luogo "trafficato" proprio dagli esponenti del "locale" di Pavia... Qui tra Loano e Pietra Ligure si incontrava il latitante Antonio ROMANELLO con il CHIARELLA Leonardo Antonio... il latitante viveva (vive?) in prossimità del confine nell'estremo ponente ligure ma per gli incontri sicuri raggiungeva il territorio savonese, proprio quella zona sotto il controllo dei GULLACE e del FAMELI. Scorriamo quanto vi è negli atti della DDA di Milano in merito:
Il 7 settembre 2008 CHIARELLA, accompagnato da Antonio RODINO', "aggancia la cella dell'abitazione di Paderno Dugnano (MI) Via Grossi n. 8, e si sposta o seguendo, dapprima, l'autostrada A 26 Milano - Genova, e, successivamente, l'autostrada A 10 Genova - Ventimiglia per, poi, fermarsi in una località imprecisata ricompresa tra le celle radio base di Loano - Via Pascoli, 80 e quelle di Pietra Ligure - località Trabucchetto e Via San Domenico 40.
In tale località CHIARELLA si tratteneva dalle 12:00 alle 15:00 circa per, poi, ripartire e fare la strada a ritroso e rientrare presso la propria abitazione alle 17:40 circa. Analogo incontro tra CHIARELLA e il cognato interviene nel dicembre 2008: come è avvenuto in precedenza CHIARELLA raccoglie il denaro (questa volta da Barranca Giuseppe,) e poi si fa accompagnare da Antonio Rodinò".
Il 21 dicembre 2008 "viene monitorata l'utenza cellulare di CHIARELLA: la stessa si sposta dapprima, lungo l'autostrada A 26 Milano - Genova e, successivamente, lungo la A 10 Genova - Ventimiglia, sino alla medesima località ricompresa tra le celle di Loano, Pietra Ligure e Finale Ligure, dove l'utenza rimane sino alle ore 11:20 circa."
Il 5 aprile 2009 "CHIARELLA fa il solito tragitto per incontrare il cognato e rimane tra Loano e Pietra Ligure dalle 10.50 fino alle 15.00 circa, quando prende la via del ritorno. Poiché dal matrimonio tra CHIARELLA e ROMANELLO Angela (deceduta nel 2004) sono nati due figli (Chiarella Serafina e Chiarella Rosario), il favoreggiamento della latitanza risulta non punibile ai sensi deglui artt. 384, 307 ult. comma c.p."
Ed ancora: "Un altro aspetto interessante della figura di CHIARELLA Antonio e di cui si dirà più avanti è che periodicamente incontra il cognato ROMANELLO Antonio, latitante dal 1977 a seguito di condanna per uxoricidio; in tali occasioni si reca in una località della Liguria nei pressi del confine con la Francia, ma non è stato possibile seguirlo. In sostanza, CHIARELLA Leonardo Antonio è uno dei vecchi esponenti della ‘ndrangheta, assolutamente rispettoso delle regole; ne è testimonianza il fatto che nonostante NOVELLA lo solleciti a distaccarsi da BARRANCA, addirittura rappresentandogli la possibilità di riacquisire il vecchio ruolo di capo locale, l'indagato rifiuti l'offerta". "Sono stati monitorati tre viaggi effettuati da CHIARELLA Leonardo in Liguria, e in particolare in una località (allo stato non individuata ) ubicata tra Loano e Pietra Ligure come emerge dalla conversazione sopra riportata CHIARELLA si ferma alcuni km prima del luogo dove trascorre la latitanza il cognato, che lo raggiunge in treno.
Il primo viaggio è effettuato in data 7.9.08 e nei giorni precedenti CHIARELLA cerca un aiutista che lo possa accompagnare (data l'età di Chiarella), raccoglie il denaro da dare poi al cognato per sostenersi durante la latitanza e informa BARRANCA Giuseppe che il sabato non potrà sostituirlo al bar in quanto "deve andare in quel posto".
Il denaro viene chiesto a SIMEONE Natale Giuseppe, che a sua volta lo deve ricevere da CANNILLO Francesco".
Prima di scendere a lavorare si controlla che non ci siano "cumpari"
La 'ndrangheta ha un organizzazione rispettosa delle "competenze" territoriali. Così, se ad esempio il CHIARELLA del "locale" di Pavia aveva ricevuto la "dote" dal vecchio boss Antonio RAMPINO, che prima di morire rappresentava il vertice della "LIGURIA", chi deve si sposta per prendersi appalti e subappalti verifica che non vi siano già società di 'ndranghetisti operative.
Dall'Ordinanza del GIP di Milano del 6 luglio scorso per l'Operazione "TENACIA" a carico, tra gli altri, di STRANGIO Stefano con PAVONE Andrea ed PEREGO Ivano della "PEREGO GENERAL CONTRACTOR SRL" e "PEREGO STRADE SRL" (entrambe fallite), si comprende molto bene delle verifiche che vengono effettuate prima di procedere alla "conquista" dei cantieri.
Si legge ad esempio: "Perego si dimostra informato della onnipresenza dei calabresi e del livello di controllo che essi esercitano sul settore del movimento terra. Ecco che cosa dice l'imprenditore a proposito di lavoro da eseguire in territorio genovese:
STRANGIO: dove sei tu in Liguria?
PEREGO: ah... ascolta me...
STRANGIO:dimmi, dimmi...
PEREGO: ho... no, un problema diciamo... allora, io sono andato a un'area a Genova oggi... no...
STRANGIO:sì, me l'aveva...me l'avevano detto, sì...
PEREGO: ecco c'è di mezzo "BIELLA SCAVI"...
STRANGIO:BIELLA...
PEREGO:allora lui è già lì a lavorare... ascolta, è già lì a lavorare... io sono arrivato, lui sta facendo il primo lotto... il secondo lotto non lo vogliono più, perchè è in difficoltà già nel primo...
STRANGIO: ah...
PEREGO: e dentro quella società è andato un carissimo mio amico a lavorare... allora m'ha detto: Ivano allora vieni giù... l'appalto ce lo da a noi, il secondo lotto...
STRANGIO:ah... ah... ah... ah...
PEREGO: perchè... (inc.)... c'è l'appoggio... come sempre, no...?
STRANGIO:sì, sì, sì, sì...
PEREGO: io martedì voglio fare una riunione con "BIELLA SCAVI"... c'è di mezzo qualcuno...?
STRANGIO:ecco, va bene... dammi, dammi...
PEREGO: informati... se no... dei vostri...
STRANGIO:dimmi come si chiama...
PEREGO:se no venite in ufficio... io martedì faccio venire "BIELLA SCAVI" in ufficio...
STRANGIO:dimmi, dimmi... dimmi com'è... BIELLA SCAVI, dov'è la... (inc.)...
PEREGO: BIELLA SCAVI, si chiama "BIELLA SCAVI" di Biella...
STRANGIO:ah... BIELLA SCAVI di Biella... va bene...
PEREGO:sì...
STRANGIO:ok!
PEREGO:lui è già giù a fare il primo lotto...
STRANGIO:va bene!
PEREGO:informatevi se c'è di mezzo qualcuno di voi!
STRANGIO:... (inc.)...
PEREGO:che dobbiamo metterci a tavolino a ragionarci... io gli lascio il lavoro...
STRANGIO:se c'è qualcuno... qualcuno che...
PEREGO:bravo!!
STRANGIO:si può avvicinare...
PEREGO:(inc.)... la quota e noi gli diamo il lavoro se no vado giù e facciamo il lavoro noi... giusto?
STRANGIO:va bene va bene ok
PEREGO:io t'ho chiamato anche per questo... informati...
STRANGIO:hai ragione!
PEREGO:perchè martedì io devo far venire BIELLA in ufficio da me...
STRANGIO:a posto, va bene...
(omissis)
Dello stesso tenore della precedente è la telefonata delle ore 18.22 immediatamente successive, tra PAVONE e PEREGO, nel corso della quale - ed in riferimento ai lavori de quo - PEREGO, quasi cercasse una sorta di implicita autorizzazione da parte del suo interlocutore, lo informa di aver incaricato Salvatore STRANGIO di eseguire i necessari "accertamenti", per evitare di "schiacciare i piedi" a qualcuno. All'affermazione fatta da PEREGO, Andrea PAVONE non esterna alcun cenno di assenso o commento, anzi rimane completamente in silenzio e non appena riprende a parlare lo fa con un nuovo argomento, certo che dette affermazioni non vanno sicuramente esternate telefonicamente:
(omissis)
PEREGO:io ho chiamato Salvo...
PAVONE:eh...
PEREGO:allora... non... perchè... gli ho detto: Salvo, allora... qui a... Genova c'è un bel lavoro, ho detto, però c'è BIELLA SCAVI... io gli ho detto: guarda, informati... è di Biella... si chiama BIELLA SCAVI... gli ho detto: informatevi, prima che c'è dietro qualche calabrese o qualcuno... che io vado a schiacciare i piedi... giusto, no...? ...gli ho detto: informati perchè se non c'è dietro nessuno... io adesso lunedì lo chiamo BIELLA e gli dico di venir nel mio ufficio... a far una chiacchierata... ma se non c'è dietro nessuno io vado avanti faccio il mio... bon basta... giusto...?
PAVONE:mah... vuoi che domani ti chiamo per andare un attimino... a Noli?...
Difficile trovare conversazioni di maggiore chiarezza. Perego è totalmente organico al metodo calabrese di controllo del territorio. Davanti alla prospettiva di un nuovo lavoro, egli si rivolge al suo referente per accertare se l'appalto spetti a qualcun altro; altrimenti la Perego accetterà la commessa..."
E se gli uomini al centro dell'Operazione "TENACIA" della DDA di Milano sono legati alle potenti cosche ioniche, spicca tra queste la potente cosca dei MORABITO-PALAMARA-BRUZZANITI... la stessa a cui i reparti investigativi indicano essere legati i FOTIA... e non può non saltare agli occhi l'ultima battuta dell'intercettazione sopra riportata: "ti chiamo per andare un attimo... a Noli?..." Noli, uno dei Comuni del savonese dove il FOTIA hanno di fatto un monopolio dei subappalti... e chissà dove hanno fatto quel viaggio a Noli i PEREGO e PAVONE, chissà chi hanno incontrato...
Per ora ci fermiamo qui... alla prossima puntata!

Monica Riccioni
fonte dalla Casa della Legalità

La rete di supporto delle latitanze e la Liguria non è da meno

Carmelo GULLACE che abbiamo beccato e fotografato nella cava di BalestrinoDall'Ordinanza di custodia cautelare emessa a conferma del fermo di GANGEMI e BELCASTRO dal Gip di Genova, viene fuori non soltanto la pericolosità sociale dei due soggetti (GANGEMI con precedenti di polizia per associazione per delinquere -1976-, omicidio -1978-, traffico di sostanze stupefacenti -1983 estero-, detenzione di armi -1985-, traffico, detenzione e spaccio di sostance stupefacenti -1985-, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti -1987-, ed un precedente penale per omicidio volontario - condanna alla pena di 16 anni di reclusione per l'omicidio di tale BARCELLA Giovanni. BELCASTRO con condanne per omicidio colposo e ricettazione) ma anche che anche qui avevano a disposizione una consolidata rete di protezione delle latitanze e che quindi potevano anche avere nella disponibilità i noti "bunker" sotterranei ove potersi nascondere.
E questa disponibilità, è bene si comprenda, non è solo al sud, ma anche qui al Nord. Noi lo dicemmo già nel 2005 e indicammo anche, ad esempio, la zona di Campi, ai piedi di Coronata, allora non ancora definitivamente recuperata, dove in un bunker aveva trascorso parte della sua latitanza Carmelo GULLACE (poi arrestato in Costa Azzurra), visto che questi era supporto dalla famiglia MAMONE e RASO, che ha nella zona di Fegino-Borzoli-Coronata la sua "roccaforte". E da allora molte sono le case di soggetti vicini o legati agli ambienti della criminalità organizzata calabrese che hanno provveduto, anche sulle alture di Begato - per fare un esempio - a strane ristrutturazioni, con modeste case a vista e ampie costruzioni interrate, prive di finestre e ben mimetizzate nel terreno.
E che la Liguria e Genova fosse terra capace di dare ampio sostegno ai latitanti non è affatto - almeno per noi - una novità. E' in un paesino di provincia, della riviera di Levante, cioè Rapallo, dove sostava tranquillo Bernardo PROVENZANO per i suoi viaggi a e da Marsiglia. E' a Certosa, o per meglio dire nella "Piccola Riesi", che per lungo tempo ha trascorso tranquillo la sua latitanza Daniele EMMANUELLO, ben protetto dall'omertà di un territorio saldamente controllato dalle famiglie riesine e gelesi tra cui spiccano sempre i FIANDACA, i MAURICI, I CALVO ed i FERRO. O, ancora più a monte, sempre in Valpolcevera, e più precisamente a Teglia, passava - a quanto abbiamo potuto apprendere - un altro latitante, Michele Antonio VARANO, tra ditte edili, albanesi ed il bar dei calabresi, mentre era "assistito" dal clan dei MACRI'. Ed ancora l'estate scorsa l'arresto sulla spiaggia di Voltri di due latitanti, Domenico BONAVOTA e Antonio PATANIA, della cosca BONAVOTA di Vibo Valentia, la cui latitanza era "supportata" dal boss Onofrio GARCEA, con il grado di "sgarro".
Questi non usavano nemmeno "bunker" o nascondigli particolari... PROVENZANO aveva a disposizione un appartamento dalle informazioni che ci erano giunte, EMMENUELLO girava tranquillo e con altrettanta tranquillità incontrava i "compaesani" importanti che bazzicano in quella Chiesa di San Bartolomeo di Certosa - dove gli uomini di Cosa Nostra avevano abitudine di organizzare la Festa della Madonna della Catena per coprire incontri di mafia -, ma anche locali pubblici come bar. Anche il VARANO si vedeva al bar dei MACRI' finché non lo incrociammo una sera mentre riprendeva in stretto dialetto calabrese alcuni "giovani"... ed quelli della cosca dei BONAVOTA addirittura erano in spiaggia.
E se questi fatti ci dicono che le cosche sia della 'Ndrangheta sia di Cosa Nostra avevano un controllo del territorio, con garanzia di silenzi e omertà, tale da "proteggere" senza nemmeno nascondere i latitanti, anche il savonese non è da meno. Qui sapevamo - e ne abbiamo parlato ampiamente - poggia un organizzazione capillare con a capo uno dei massimi esponenti della cosca GULLACE-RASO-ALBANESE, ovvero Carmelo GULLACE, un assassino tornato in libertà, imparentato con i PIROMALLI che contano a Loano sul Antonio FAMELI di cui ci siamo anche recentemente occupati.

Monica Riccioni
fonte Casa della Legalità

Come nel corriere dei piccoli ci scriviamo continua.....ndrina di Genova

Ma andiamo avanti... e passiamo a quel legame Genova-Pavia da cui siamo partiti.
Dalle carte della DDA di Milano emerge che Voghera per la 'ndrangheta dipendeva dalla Liguria. Così venne concordato ai tempi di Antonio RAMPINO che nelle "conversazioni ambientali viene indicato come massimo responsabile dell'organizzazione 'ndranghetista denominata LIGURIA". Così come anche alla Liguria sono legate le 'ndrine del sud Piemonte, ovvero della zona dell'alessandrino, come Tortona e Borgo Marengo...
Anche questo asse non è una novità e non è molto diverso da quello che si era già evidenziato della "decina" di Cosa Nostra, che aveva i suoi uomini, quelli anche conosciuti come i "gelesi", lungo l'asse Genova-Milano e con influenze e attività proprio nel sud Piemonte (dove, non a caso, venne confiscato anche un immobile, al boss Rosario CACI, che veniva utilizzato per supportare latitanze e nascondere armi) e le zone della Lombardia dove poggiavano, puntati su Milano, quei "gelesi" prima con l'EMMANUELLO e poi con i fratelli LA ROSA.
L'organizzazione della 'Ndrangheta si comprende soprattutto dalle conversazioni intercettate in molteplici inchieste, ed il particolare del "locale" di Voghera si comprende con maggiore chiarezza in quelle del 2008 dove si ascolta che per procedere all'apertura del "locale" di Voghera doveva essere richiesta autorizzazione per superare la "giurisdizione" della Liguria su quel territorio.
Ne parlano, ad esempio, il "crociata" ASCONE Rocco con il "mammasantissima" MANDALARI Vincenzo il 6 maggio 2008.
Così, se l'indagine "LA NOTTE DEI FIORI DI SAN VITO", relativa ad un procedimento del 1992, aveva messo in evidenza l'esistenza di "un locale di ‘ndrangheta attivo nella città di Pavia" che, come evidenziarono alcuni collaboratori di giustizia era uno dei "locali riconosciuti da 'Polsi' ed attivo già dagli anni '70", si comprende anche dei conflitti con la realtà di Voghera e quella strana dissonanza tra collocazione geografica e collocazione nell'organizzazione 'ndranghetista.
Della realtà di Pavia, come annunciato, ci occuperemo nei prossimi giorni, mentre adesso approfondiamo l'asse Pavia-Liguria che ancora una volta fa emergere l'importanza strategica di questa sottile striscia di terra affacciata al mare.
Dalle altre carte delle indagini che hanno portato alla maxi Operazione "IL CRIMINE", ad altri recenti provvedimenti, e su cui si stanno sviluppando ulteriori nuovi filoni giudiziari, si scopre che non eravamo dei "visionari" (come qualcuno ancora cerca di far credere con la campagna di delegittimazione ai nostri danni tramite soggetti "insospettabili", così come anche avviene a Pavia per cercare di isolare chi, come Irene Campari ed Elio Veltri, denunciava come noi certi impropri rapporti e inquietanti dinamiche), comprendiamo che l'asse tra il sud Lombardia e la Liguria non era per nulla secondario. E questo, si badi, anche se ad oggi mancano pubblicamente i rilievi sul legame Milano-Savona e Milano-Genova per quanto concerne le potenti cosche di Gioia Tauro e di Africo, ovvero dei PIROMALLI e dei MORABITO-PALAMARA-BRUZZANITI.
Continua...............................................

Monica Riccioni
fonte Casa della Legalità

Ulteriore conferma del supporto locale del boss Gangemi e il consigliere candidato per la Regione Liguria

Ulteriore conferma del supporto del boss GANGEMI con il "locale" di Genova al consigliere comunale e candidato alle regionali Aldo PRATICO'. Infatti dopo le foto che ai due scattammo il 20 febbraio 2010 e che passammo ai reparti investigativi, sono arrivare le risultanze dell'indagine del ROS sui passaggi e colloqui del PRATICO' con il GANGEMI nella "bottega" di Piazza Giusti a Genova e quindi sono arrivate le conferme dei suoi incontri con GANGEMI anche presso il bar di Piazza Manzoni. Poi c'è un dettaglio che conferma che il PRATICO' sarebbe meglio che confessasse e si dimettesse: è una telefonata di GANGEMI con i MARCIANO', importante famiglia della 'ndrangheta attiva nel ponente ligure. In questa telefonata i MARCIANO' chiedono al GANGEMI di appoggiare la candidatura della figliola del già noto MOIO (l'ex vicesindaco di Ventimiglia che ha portato alla guida del Comune Getano Scullino), che era candidata - come abbiamo ricordato - nella circoscrizione elettorale di Genova, nella lista dei "Pensionati" con Burlando. GANGEMI dice che non si può fare e risponde netto ai MARCIANO' di avere già un accordo con Aldo PRATICO'.
Alessio Saso, chiede i voti a GANGEMI e si mette a disposizioneE se già questo è un altro dato pesante per l'area ex An del PDL, vi è dell'altro. Infatti vi è la questione emersa di un altro esponente del PDL, stessa area del PRATICO' e del MINASSO, in questo ri-eletto in Regione lo scorso marzo. Si tratta di Alessio SASO. Anche lui è nelle attenzione del ROS e non perché passava di lì per caso, come cerca di raccontare. Infatti il SASO era candidato nella circoscrizione elettorale di Imperia e dopo aver chiesto l'appoggio ad alcune famiglie insediatesi in loco, sarebbe stato dirottato a parlare con il GANGEMI per verificare se era possibile appoggiarlo. A SASO, pur se uno volesse concedergli una buona fede iniziale sul fatto che non sapesse che quelli a cui chiedeva il consenso fossero parte di famiglie di 'ndrangheta dell'imperiese (grave lacuna per un politico che dovrebbe conoscere il suo territorio ed evitare rapporti impropri), è impossibile che non abbia sospettato nulla quando questi dall'imperiese, lo hanno mandato ad incontrare GANGEMI a Genova, per ottenere la sua, di fatto, benedizione. E infatti non si è trattato di un incontro casuale, ma ben due incontri in cui si è parlato di elezioni e del supporto elettorale necessario e dell'impegno di SASO, una volta eletto, per sostenere le esigenze dei nuovi supporter... ovvero degli 'ndranghetisti! E quella parola ("Disponibile") pronunciata quindi a seguito degli incontri dal GANGEMI al SASO è inequivocabile. E la scusa accampata dal SASO, ovvero del suo interessamento per far entrare in Ferrovia il nipote di GANGEMI, è non solo inconciliabile con gli incontri ed i contenuti trattati tra SASO e GANGEMI (con la presenza anche di PRATICO') e ben documentati dall'inchiesta del ROS, ma è già sintomo di gravità assoluta per un politico che non solo è consigliere regionale, ma anche Presidente della Commissione di Garanzia del Consiglio Regionale. Quindi anche a lui non possiamo che rivolgere lo stesso invito che facciamo agli altri che hanno preso accordi e voti dagli uomini delle cosche: confessate i vostri rapporti con i mafiosi e dimettetevi!
Continua..............................................
Monica Riccioni
fonte Casa della Legalità

I ROS non mollano la presa sull'asse mafia-politica e la storia continua

I ROS non mollano la presa sull'asse mafia-politica...
La prima cosa che salta agli occhi leggendo le carte delle inchieste, quelle delle ordinanze di fermo e quelle di custodia cautelare della DDA di Reggio Calabria e di Milano, la prima cosa che salta agli occhi è il "voto di scambio" tra politici (di ogni schieramento) e la 'ndrangheta, non sono in Calabria, ma anche a Pavia, in Lombardia ed in Liguria...
Di molti casi Liguri abbiamo già parlato (o meglio riassumendo dalle puntate precedenti, visto che questa è una storia infinita che abbiamo iniziato a denunciare e raccontare da anni) di Pavia abbiamo accennato nell'ambito dell'articolo sulle infiltrazioni mafiose e massoniche nella Sanità e nei prossimi giorni vi torneremo con ampi dettagli.
E sulla realtà Ligure stanno emergendo nuovi elementi e nuovi protagonisti di cui si può parlare non correndo il rischio ostacolare il lavoro degli inquitenti...

Monica Riccioni
fonte Casa della Legalità

mercoledì 21 luglio 2010

In Liguria la lottizzazione della Sanità garantisce una copertura totale alla classe politica,come in Calabria e Sicilia.Terra di Conquista e Genova?.

In Liguria come in Calabria e Sicilia la Massoneria dominaLa Liguria, infatti, è terra di conquista per gli uomini dell'Opus Dei così come delle Logge (coperte e scoperte), così come anche di Cosa Nostra e della 'Ndrangheta... lo è nella grande operazione di riciclaggio di denaro sporco che criminalità finanziaria e mafiosa che, lungo questa striscia di terra, devasta il territorio con amministrazioni trasversalmente chine (e complici), ma lo è anche nella "partita" Sanità e non può essere altrimenti per una terra dove le mafie hanno stretto rapporti solidi con partiti di centrodestra e di centrosinistra, e si sono mostrate capaci di garantirsi ampie complicità, contiguità e connivenze anche nei settori di controllo. E visto che parliamo di Sanità...
Partiamo dall'inchiesta di Ferruccio Sansa e Marco Menduni su "Il Secolo XIX" [clicca qui] e dagli approfondimenti di Marco Preve con Ferruccio Sansa nel libro-inchiesta "Il Partito del Cemento" [clicca qui]. Il panorama che è emerso è di una Sanità ligure piegata dalle Logge massoniche e dalle lobby politiche, un ruolo di peso dell'Opus Dei, con un condizionamento pesante di nomine e della spesa sanitaria. Un sistema di commistioni di interessi e dove gli stessi laboratori pubblici veniva usati per analisi e prestazioni private. Da un lato nomine illegali che aggirano la Legge, dall'altro il business delle "alienazioni" del patrimonio immobiliare che ospitava strutture sanitarie - o comunque in capo alle ASL - con una società dello Stato che interviene all'asta per acquisire tali beni (così da aggirare il vincolo di Legge sul "ripianamento" dei buchi della spesa sanitaria), ad un proliferare di conflitti di interessi.
Ed in Liguria la lottizzazione della Sanità ha garantito una "copertura" totale alla classe politica e delle imprese anche in termini di abbandono di fatto del primo compito medico: la "prevenzione". Qui in Liguria la "prevenzione" è stata di fatto abbandonata totalmente e la complicità dell'ARPAL nella manipolazione dei risultati delle analisi - così come emerge da una recente inchiesta in corso della Procura di Genova, clicca qui - è una precisa controprova. Qui si ha l'ennesima prova che ci si deve ammalare perché così la diagnostica e la farmaceutica può proliferare con le casse pubbliche... mentre la prevenzione sarebbe un ostacolo a questo business.
Emblematico dello sperpero delle risorse e dei conflitti di interesse è l'esempio del Ospedale Galliera con investimenti regionali gestiti per lungo periodo in un conclamato conflitto d'interessi che vedeva l'uomo del Cardinal Bertone, Giuseppe Profiti, da un lato uomo delle finanze in Regione e dall'altro vice-presidente dell'Ospedale Galiera.
Il cantiere del parcheggio dell'Ospedale San Martino.Ma non basta. In Liguria vi è, come abbiamo detto, un "sistema" che deve accontentare gli appetiti di tutti i soggetti in campo. Ed allora spostandoci all'Ospedale San Martino, ad esempio, troviamo un'opera "infinita" che fu deliberata dal potente ex Direttore della struttura, Gaetano COSENZA, la cui appartenenza massonica non è mai stata un segreto. Se il "sogno" della grande speculazione edilizia gli si è infranto e la Corte dei Conti sta battendo a tappeto i Bilanci dell'Ente, il progetto del parcheggio interrato in Largo Rosanna Benzi è lì, con il suo cantiere aperto. Un lavoro assegnato alla società catanese dell'ex braccio destro del Cavaliere dell'Apocalisse Mario RENDO, ovvero alla alla SIGENCO SPA dell'avv. Sergio CAMPIONE, che proprio di recente ha assegnato il subappalto per scavi e movimento terra alla già nota ECO.GE dei MAMONE, ovvero quella famiglia dal 2002 indicata dalla DIA come famiglia della 'ndrangheta, legata al potente boss Carmelo GULLACE, e coinvolta in molteplici inchieste per reati ambientali, voto di scambio, corruzione e per turbativa di incanti e recentemente protagonista del tentativo di corruzione di un pubblico ministero.
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Monica Riccioni
Fonte Casa della Legalità

Questo è il settore con cui la ndrangheta ha fatto strada

E questo è un settore dove la 'ndrangheta, anche grazie alle sue ottime entrature massoniche, ha fatto strada, entrando in quello che, sino a pochi anni fa, si considerava terreno di radicamento e conquista di Cosa Nostra. Infatti con i procedimenti e le indagini sulla mafia siciliana era emerso con chiarezza non solo la capacità di costituire "centri di eccellenza" diagnostica in Sicilia, di condizionare le Convenzioni sanitarie della Regione, così come anche le assunzioni, nomine ed anche il Tariffario regionale per le società di diagnostica private e convenzionate, da parte dei clan siciliani, ma anche - per un indagine che non si comprende dove sia finita - che vi era addirittura un "consorzio infermieristico" di Gela, diretta emanazione dei "gelesi" e gestito di fatto dai fratelli LA ROSA (quelli, per intenderci, che con gli EMMANUELLO volevano far saltare in aria Rosario Crocetta, sindaco antimafia di Gela... e che ora sono stati sostituiti al vertice genovese da Giovanni CALVO), che operava non tanto in Sicilia quanto invece nel ponente ligure ed in Piemonte.
I fatti a carico del CUFFARO, così come dell'AIELLO e del GUTTADAURO ed altri, sono stati accertati, ben oltre alle responsabilità di favoreggiamento a Cosa Nostra al centro del procedimento a carico di Cuffaro per cui, in Appello, è stato condannato (dopo il favoreggiamento semplice a singoli boss sancito in prima grado), quelli sui "gelesi" ribadiamo non si sa che fine abbiano fatto. Così come non sappiamo, ad esempio, se mai sia stata avviata una verifica sulle assunzioni nella Asl di Genova, dove - sarà il caso - quasi la totalità delle assunzioni dei soggetti svantaggiati vedeva entrare nella Asl soggetti di origine della provincia di Caltanissetta, ovvero proprio di quella terra della potente diramazione del clan di Piddu MADONIA ben radicato nel capoluogo Ligure.
Ma al di là di questo vi è un tassello non secondario, che vede sullo scenario della Sanità, il ruolo determinante di una "massoneria" particolare, quella dell'Opus Dei. Anche di questo ne abbiamo parlato e documentato ampiamente in una lunga inchiesta che partiva da Genova, si estendeva alla Liguria ed al Nord per arrivare in Calabria, all'Istituto Giovanni XXIII, passando dal Vaticano [per leggerla clicca qui]. Ed il legame dell'Opus Dei e più in generale della Chiesa con uomini delle cosche (per contiguità, connivenze quando non appartenenze) è essenziale per la "partita" della Sanità e qui, l'esempio Ligure è sempre centrale, proprio come quello dell'edilizia, dove, ad esempio nel savonese si vedono in una stessa "partita" speculativa la Diocesi e la società dei FOTIA, famiglia della cosca dei MORABITO-PALAMARA-BRUZZANITI, ma qui in rapporti con i GULLACE-RASO-ALBANESE.
Continua...........................

Monica Riccioni
Fonte Casa della Legalità

Operazione" Il Crimine" radicatasi in Lombardia ,ma i tentacoli corrono anche per il resto del nord

Adesso si "scopre", con l'Operazione "IL CRIMINE" [vai ai volumi dell'Ordinanza integrale], che la 'ndrangheta, con la sua organizzazione radicatasi in Lombardia, ha messo le mani, anche qui, nella Sanità. Ma anche qui qualcuno lo aveva già detto e denunciato con forza, passando per un "pazzo" da isolare. E chi ha parlato da tempo della ASL di PAVIA è, ancora una volta Elio Veltri e con lui Irene Campari, consigliere comunale di una lista civica e curatrice del blog "Circolo Pasolini" , come Veltri e come noi, isolata e insultata per lesa omertà... Persino il "libero" Beppe Grillo - alla manifestazione per la lista "5 stelle" di cui Campari era la candidata a Sindaco - quando la Campari inizia a parlare della mafia a Pavia le porta via il microfono per finirla lì... perché finché la mafia è un "ectoplasma" va bene parlarne, ma quando la mafia che si indica è fatta di nomi e cognomi, allora si preferisce il silenzio.
E se oggi sappiamo che il boss Giuseppe NERI aveva la "guida" del "locale" di Pavia della 'ndrangheta ed anche l'incarico della riorganizzazione della 'ndrangheta in tutta la regione, che porterà alla "elezione" presso il "Circolo Arci Falcone e Borsellino", il 31 ottobre 2009, di Pasquale ZAPPIA, del "locale" di Corsico, a "mastro generale della Lombardia", sappiamo anche che la 'ndrangheta a Pavia non solo era sono entrata nelle Pubbliche Amministrazioni e nella politica, negli appalti e nell'economia, ma anche nella Sanità...
CHIRIACO, 'ndranghetista e direttore asl di PaviaE qui nella pianura del Po, la 'ndrangheta, oltre alle società del movimento terra con l'egemonia dei BARBARO e le società edili pronte per il business dell'Expo 2015, aveva la sua rete di rapporti con la politica e la sanità. Dalle attività di indagine dell'inchiesta della DDA di Reggio Calabria e Milano, è infatti emerso che CHIRIACO Carlo, nato nel '50 a Reggio Calabria, già processato per tentato omicidio a 19 anni (inspiegabilmente assolto come ammette lo stesso nelle intercettazioni, visto che era pienamente responsabile di quel delitto) e già sottoposto a misura di prevenzione personale (nel 1997 dalla Questura di Pavia), era organico all'organizzazione mafiosa, in contatto con gli esponenti di vertice quali: Pino NERI e Cosimo BARRANCA. E costui non era uno qualunque a Pavia...
Il Gip di Milano nell'Ordinanza [in formato .pdf - clicca qui] di custodia cautelare per associazione mafiose a carico di CHIARICO (ed altri) scrive "Il ruolo di CHIRIACO e i suoi intrecci con la 'ndrangheta sono emersi anche in occasione della consultazioni elettorali svoltesi a Pavia nel 2009". Ed il ruolo del Direttore della ASL di Pavia è proprio quello di "mediatore tra il mondo politico e alti esponenti di 'Ndrangheta".
Il CHIRIACO "ha intrapreso la carriera dal gradino di Ispettore Sanitario presso il Policlinico "S.Matteo" di Pavia, fino a direttore sanitario della ASL di Pavia dal 1.2.08 ad oggi. Per dare contezza dell'importanza del calabrese CHIRIACO all'interno della sanità lombarda e della mole di potere da questo gestita, si rinvia alla richiesta ove il PM ha indicato le numerose strutture sanitarie dipendenti (in via diretta o indiretta) dalla ASL di Pavia: in alcuni casi c.d. centri di eccellenza in campo sanitario e scientifico nazionale, quali la clinica Maugeri, il Policlinico San Matteo e la Fondazione Mondino. La Asl di Pavia "gestisce" 530.000 assistibili e ha un budget annuo che nel 2008 è stato di € 780.000.000. Su tali risorse ha una diretta incidenza la figura del direttore sanitario."
E attraverso il CHIRIACO la 'ndrangheta riusciva a condizionare le elezioni amministrative e regionali, e chi non veniva eletto poteva contare su qualche nomina, grazie anche al ruolo ed i contatti proprio del Direttore ASL di Pavia. E poi sempre sul CHIRIACO, con contatti anche con i "locali" in Piemonte, l'organizzazione poteva contare anche per i supporti alle attività di riciclaggio del denaro sporco.
Ma per meglio sintetizzare il ruolo organico nel "locale" di Pavia di CHIRIACO basta leggere il primo capo di imputazione dell'Ordinanza di custodia cautelare del Gip di Milano [formato .pdf - clicca qui]"CHIRIACO Carlo: direttore sanitario della ASL di Pavia; costituisce elemento di raccordo tra alti esponenti della ‘ndrangheta lombarda (in particolare Neri e Barranca Cosimo) e alcuni esponenti politici; favorisce gli interessi economici della ‘ndrangheta garantendo appalti pubblici e proponendo varie iniziative immobiliari; si presta a riciclare denaro provento di attività illecite degli associati; procura voti della ‘ndrangheta a favore di candidati in occasione di competizioni elettorali comunali e regionali; fornisce protezione a imprese amiche e compie atti di ritorsione nei confronti di imprese "nemiche"; si mette a disposizione per ogni esigenza sanitaria degli esponenti della ‘ndrangheta e dei loro familiari". E sul suo spessore criminale il Gip scrive: "Una figura particolarmente importante ed emblematica del genere di delinquente che ne occupa è quella di Carlo CHIRIACO, affiliato alla ‘ndrangheta e esponente di rilievo del mondo sanitario, siccome direttore sanitario della ASL di Pavia. (...) non è un semplice affiliato CHIRIACO Carlo Antonio, che in ragione del ruolo rivestito e del bagaglio di conoscenze e frequentazioni nella società civile, si pone a disposizione dell'intera organizzazione della ‘ndrangheta, e non solo della locale di Pavia".
Continua............................

Monica Riccioni
Fonte Casa della Legalità

Crea il boss della sanità calabrese,è così che la ndrangheta ha superato,anche in questo settore

E' così che la 'ndrangheta ha superato, anche in questo settore, la capacità di infiltrazione ed il potere di condizionamento che Cosa Nostra aveva collaudato da anni. Le cosche calabresi non hanno solo "esterni" ma inseriscono direttamente i propri uomini all'interno della politica e della gestione della cosa pubblica, così, quindi, anche nella gestione delle strutture sanitarie. E lo fanno sistematicamente. Infatti quello della Clinica di CREA è un tassello, così come quello della ASL di Locri, perché la "partita" per la 'ndrangheta si gioca e (la vince) in buona parte delle Aziende Sanitarie calabresi, da Melito Porto Salvo a Reggio Calabria sino a Vibo Valentia. Ciò avveniva con le amministrazioni di centrodestra di Chiaravaloti, così come quella di centrosinistra di Loiero... e così farà nell'era di Scopelliti, anche considerando che tra i suoi supporter gli uomini delle cosche non mancavano (o mancano) di certo. Ed è proprio questo sistema che garantisce, non solo il "controllo" della spesa sanitaria (con gli sforamenti dei tetti di spesa) agli uomini delle cosche, con le convenzioni di cliniche e strutture private, oltre che con le forniture, ma anche il controllo di pacchetti di voti, attraverso le assunzioni, assegnando alla 'ndrangheta la doppia capacità di determinare le scelte sulla spesa sanitaria e quelle della rete clientelare per incidere in maniera determinante sulla selezione degli eletti ed amministratori pubblici.
Praticamente tutti hanno parlato della "sanità calabrese" come esempio di "malasanità", punto e basta... e se si vuole un esempio si prendano le cronache sulla realtà dell'Azienda Ospedaliera di Vibo Valentia. Praticamente nessuno, quindi, ha invece punto l'indice sul "sistema" che determina quelle situazioni di alto pericolo - quando non addirittura di morte - dei pazienti. E quel "sistema" è fatto di corruzione e collusioni con le 'ndrine ed è la risultanza dell'assunzione di personale non qualificato, la presenza di strutture non idonee, lo sperpero delle risorse dove qualcuno fa guadagni a fronte di scarsa qualità di prestazioni. Anche su questo vi è la prova nero su bianco. Era un Rapporto redatto dalla Guardia di Finanza per l'Alto Commissariato contro la corruzione. Lo sapevano tutti di questo Rapporto ma nessuno osava tirarlo fuori pur essendo, anche questo, come la Relazione della Commissione Basilone sull'Asl di Locri, un atto di pubblico dominio. Ed anche in questo caso, come per Locri, abbiamo richiesto quel documento, abbiamo richiesto la nota di "desecretazione" dello stesso, e lo abbiamo pubblicato integralmente [clicca qui], anche qui, con nomi, cognomi e fatti che disegnano un panorama devastante, e su cui abbiamo aggiunto il contesto dei principali protaginisti, per spiegare chi fossero molti di quei personaggi citati dalle Fiamme Gialle. Gli unici che hanno avuto la forza ed il coraggio di parlare del sistema Sanità-'Ndrangheta, oltre a noi e DemocraziaLegalita.it di Elio Veltri, è stata la trasmissione Exit-file, con la puntata curata da Valentina Petrini sulla Calabria dal titolo "La macchina del consenso".
Continua.................................

Monica Riccioni
Fonte Casa della Legalità:unitevi anche voi

La società di domani va pensata giorno per giorno di Andrea Agostini

La società di domani va pensata giorno per giorno per tentativi ed errori, senza grandi modelli reali o immaginari a cui far riferimento‏ da Andrea Agostini

Cara Ravaioli, oggi non abbiamo modelli
Data di pubblicazione: 14.07.2010

Autore: Viale, Guido

Devo una risposta a Carla Ravaioli che sul manifesto dell'8 luglio («Caro Viale, non fare un passo indietro») mi accusa di soprassedere alle premesse di quanto vado da tempo sostenendo, cioè la necessità di una «conversione ecologica» dell'apparato produttivo (e del relativo modello di consumi), cosa particolarmente evidente, tra l'altro, nelle industrie e negli impianti di produzione che non hanno avvenire perché senza più mercato.
Le premesse da me «dimenticate» - se ho capito bene - riguardano il fatto che l'insostenibilità degli attuali sistemi di produzione e modelli di consumo è intrinseca al capitalismo e che quella riconversione è possibile solo con il superamento della società capitalistica. Non è un'accusa nuova. Rivolta sia a me che ad altri, ricorre spesso nei dibattiti sulla crisi o sull'ambiente a cui mi capita di partecipare.
Quell'accusa è fondata: se l'auspicio di una conversione ecologica, senza ulteriori specificazioni riferite a fatti o contesti circostanziati che aiutino a definirne o precisarne contenuti o percorsi è una banalità, il rimando al «superamento del capitalismo» come condizione della sua realizzazione, senza entrare nel merito delle situazioni in cui si manifestano le criticità (quelle che una volta si chiamavano le «contraddizioni»), lo è ancor di più; e io, come altri, cerco di evitare sia l'una che l'altra. Cerco cioè di non avallare enunciati come quelli che sia Francesco Forte che Carla Ravaioli mi attribuiscono, secondo cui «il capitalismo è un imbroglio e l'economia di mercato una mistificazione». Sarà anche vero, ma con pensieri come questi non si va lontano.
Perché ricondurre tutto al «capitalismo» dà a molti una falsa sicurezza e a volte addirittura un senso di superiorità: la convinzione di «saperla lunga»; così «lunga» che non vale la pena entrare nel merito di problemi particolari. Invece «ne sappiamo» sempre troppo poco; e quello che sappiamo lo dobbiamo per lo più ai contributi di studiosi o militanti che si sono confrontati con situazioni specifiche e circostanziate, anche se la forza del loro pensiero o della loro prassi deriva dalla capacità di inquadrare quei problemi in un approccio generale: agire localmente e pensare globalmente.
Ma un vero e proprio vuoto di pensiero - e di prassi - fa capolino nell'allusione, sempre più vaga, al «superamento del capitalismo». Che cos'è? Una volta si diceva socialismo, comunismo, dittatura del proletariato, rivoluzione. Oggi quelle parole nessuno - o quasi - osa più pronunciarle: non perché manchi il coraggio, come pensa Carla Ravaioli; ma perché non sappiamo più che cosa vogliano dire; o se lo sappiamo, o pensiamo di saperlo, non lo vogliamo più. Uno Stato che pianifichi produzioni e consumi, e magari anche le nostre vite e la nostra morte, non lo desidera più nessuno. Molto spesso, dietro l'invocazione di un maggiore intervento dello Stato, di questo Stato, qui e ora, si nasconde solo la pigrizia mentale di chi ha comunque avallato le briglie sciolte al mercati, perché «non c'è alternativa». Il che probabilmente sta alla base della dismissione di quella che per tutto il secolo scorso era stata la «sinistra».
La società di domani va pensata e costruita giorno per giorno, per tentativi ed errori, senza grandi modelli reali, o immaginari, a cui far riferimento; attrezzandosi, per quanto è possibile, per far fronte a passaggi drammatici e rotture improvvise. Qualcuno dice «decrescita» ed è sicuramente un'idea sensata: i limiti del pianeta, come ci ricorda Carla Ravaioli, sono incontestabili. Ma quando, di fronte alle otto «erre», di Latouche si prospettano problemi concreti, o percorsi da individuare e intraprendere, la sensazione che se ne trae è quella di un vuoto pneumatico. Se è una battaglia culturale - che ovviamente ha anche dei risvolti pratici - contro il feticcio della crescita, ben venga; forse andrebbe condotta con più modestia, cercando di fare i conti con i molti problemi a cui nessuno di noi sa ancora dare una risposta.
A ricondurre però a un denominatore comune molto del pensiero, della prassi e delle lotte più radicali e incisive degli ultimi anni è probabilmente la rivendicazione di una gestione condivisa, o partecipata, o per lo meno negoziata, dei beni comuni: sia che si tratti di impedirne una appropriazione privata; sia che si tratti di rendere disponibile a tutti beni, materiali o immateriali, che sono già da tempo sottoposti a un regime proprietario; in entrambi i casi, aprendo le porte o imboccando la strada di una gestione che non è né dello Stato né «del mercato»; bensì il perno della ricostituzione di uno «spazio pubblico» che è la sede costitutiva della politica intesa come autogoverno.
La conversione ecologica è interamente affidata a itinerari del genere. Ma la distanza che separa questi sforzi e questi percorsi dall'ideale di una società equa e sostenibile e dalla capacità di condizionare o destituire le sedi da cui oggi si esercita il potere è, com'è ovvio, e con qualche eccezione importante e istruttiva, ancora molto grande. E non può essere colmata solo a parole.
Postilla
Ha ragione Viale: “La società di domani va pensata e costruita giorno per giorno, per tentativi ed errori”. Ma credo che sia impossibile farlo se non si riesce, contemporaneamente, a costruire un modello di riferimento. Ciò certamente non significa “preparare menu per le cucine dell’avvenire”, ma configurare i lineamenti di una società umanamente accettabile, e sottratta al dominio delle leggi dell’economia capitalistica. Procedere in questa direzione richiede uno sforzo teorico profondo, costantemente mirato a una solida costellazione di principi; ma richiede anche una costante attenzione critica a quanto oggi nella società si muove controtendenza, nella direzione della ricerca e e della sperimentazione di modi diversi di coniugare bisogni, lavoro, natura e società: un modo diverso – s’intende – da quello capitalistico, il quale deforma i bisogni, distrugge lavoro e natura, disgrega la società. Credo che questa sia la premessa da cui partire,
Mi sembra che la discussione tra Viale e Ravaioli si svolga attorno a questo nodo. L’auspicio è che essa prosegua, e altri ne allarghino i confini. Continueremo a seguire con attenzione i luoghi ove essa si svolge.

Vacanze al mare,allarme ciambelle per bambini:la metà sono pericolose di Andrea Agostini

Di Marta Strinati da Andrea Agostini


Divertenti e colorati. Ma molto spesso pericolosi. Materassini, canotti, ciambelle e i vari galleggianti dalle più diverse forme che affollano le spiagge e le piscine sono spesso un serbatoio di sostanze tossiche, particolarmente aggressive nei confronti dei bambini. È questa la denuncia del test che il settimanale il Salvagente pubblica nel numero in edicola da domani – e in vendita da oggi nel nostro negozio on line - con tutti i nomi dei prodotti che possono mettere in pericolo i nostri bambini. Alcuni modelli analizzati, infatti, sono persino progettati male: concepiti per i più piccoli, ne mettono a rischio la vita in acqua.
È per questo l’ente certificatore tedesco Tüv Rheinland, che ha sottoposto ad accurate prove i 28 articoli di galleggiamento acquistati poche settimane fa in alcune località di villeggiatura italiane, ne ha bocciati 13, quasi la metà.
Un pieno di chimica
Il campione di squali, ciambelle, automobili e materassini galleggianti è stato raccolto negli stessi punti vendita che frequentano le famiglie. Nei grandi magazzini, nei negozi che traboccano di gonfiabili a pochi metri dalla spiaggia, ma anche dagli ambulanti, che arrivano in riva al mare con il loro carico colorato e attirano i bambini come il miele con le mosche.
Meglio quelli dei grandi magazzini
Tutti i prodotti campionati sono made in China, ma - forse è solo per caso - il canale di vendita si è dimostrato influente nel diverso grado di sicurezza dei prodotti. Molte volte a norma nei grandi magazzini, i galleggianti sono risultati più spesso scarsi e pessimi rispettivamente negli altri due punti, i piccoli negozi e gli ambulanti.
Troppo flatati, sono cancerogeni
Nel 60% dei casi, la stroncatura dipende dalla presenza di ftalati, composti chimici aggiunti alla plastica per renderla morbida. Ma che sono riconosciuti come pericolosi perturbatori endocrini: rappresentano una seria minaccia per l’equilibrio ormonale dei bambini e un’ipoteca pesante sulla loro riproduzione da adulti.
In ben 8 dei 13 bocciati gli ftalati superano il tetto di 0,1 mg/kg ammesso dalla norma. In un solo caso, nel Fish Ring, la dose velenosa si trova “soltanto” sulla plastica con cui è realizzato l’oggetto. Ma nei restanti 7 casi è presente persino nel beccuccio della valvola, con la conseguenza di esporre il bambino all’ingestione della sostanza tossica ogni volta che gonfia il galleggiante.
I bocciati
A smerciare giocattoli d’acqua velenosi sono in tanti. E spesso si tratta di aziende italiane, che comprano in Cina senza curarsi della sicurezza di ciò che portano sulle nostre spiagge.
Nel test, il caso più eclatante riguarda Giochi Preziosi, marchio nato nel 1978 e leader del mercato dei giocattoli. Si comporta bene con 4 dei 5 prodotti testati, tra i quali alcuni accompagnati da personaggi “cult”, come Hello Kitty e i Gormiti, ma scivola tra i peggiori con il suo pesce martello contenente ftalati.
E ancora, sono bocciati entrambi i prodotti dell’importatore pugliese General Trade, il Dinosaur Rider della bergamasca Tercom e la ciambella di Spider Man importata dalla Mondo di Cuneo.
Un caso a parte riguarda la Plast Point New, azienda padovana, che da oltre 30 anni lavora nel settore dei gonfiabili: firma tre dei cinque seggiolini galleggianti bocciati senza appello dal Tüv perché mettono a rischio la vita dei bambini.
Rischio annegamento
“I produttori dovrebbero vedere i filmati delle prove per rendersi conto del pericolo”, dice Nicola Berruti, responsabile del dipartimento Prodotti del Tüv Italia. Il riferimento è ai seggiolini salvagente, appannaggio dei più piccoli, ma qualificabili come un attentato: nelle prove condotte dall’ente certificatore tedesco, questi galleggianti si sono sempre ribaltati, mandando sott’acqua il manichino. Se ci fosse stato un bambino senza un adulto accanto sarebbe annegato.
Norme non osservate
La superficialità con cui vengono importati e messi in commercio prodotti così a rischio è enorme: non è tenuta in alcun conto la norma europea dedicata a questo tipo di salvagente, la En 13138-3. E questo dipende anche da mere considerazioni di convenienza economica. Spiega Berruti: “Verificare la sicurezza di un materassino costa circa 800 euro, per una mutandina galleggiante serve il triplo”.
Progettazione errata
Il problema riscontrato è prima di tutto la errata progettazione: la mutandina è troppo alta e non immerge a sufficienza il piccolo ospite. In queste condizioni basta che il bambino si sporga un po’ per finire in acqua, con le gambe bloccate dall’imbraco.
Tutti i seggiolini testati sono irregolari: secondo la norma europea dovrebbero avere due camere d’aria e invece ne hanno soltanto una. Non dovrebbero avere un aspetto attraente per i bambini, e invece sono confezionati come i giocattoli, a forma di automobilina con tanto di volante, per esempio. Giocose trappole mortali.

martedì 20 luglio 2010

19 Luglio 1992 la morte di Paolo Borsellino


'E' una giornata di commemorazione ma soprattutto l'occasione per aprire una riflessione seria su come la crisi di legalita' diffusa nel Paese stia continuando a consumare le basi stesse del nostro vivere civile nei territori d'appartenenza'.
La continua espansione della criminalità,ostacolata dalle Forze dell'Ordine e dalla Magistratura,trova un duro ostacolo,ciò nonostante i suoi tentacoli non si fermano,avanzano dietro le maschere delle persone per bene in giacca e cravatta sotto fattizi nomi,sotto il business della colata del cemento,dell'ambiente,della politica e delle piccole amministrazioni.
Indisturbati c'è chi continua a raccogliere il pizzo da cantine vinicole,da commercianti ma soprattutto da imprese edili,ma i grossi affari si fanno con supermercati e centri commerciali,in piccole cittadine e in grosse città,meglio in zone tranquille anche della Riviera dove non si desta il sospetto della gente e delle Forze dell'Ordine,dove chi è a gridarlo ai 4 venti si ritrova sola,sperimentati canali di riciclaggio,e poi le concessioni edilizie e le cascate di cemento depotenziato.
Come conquistadores calano gli imprenditori del nord con soci e capitali blindati dentro società fiduciarie.
La comunità assiste distratta,i più furbi sgomitano per qualche sbavatura di grasso colante.La giustizia sembra una utopia,ogni giorno ci si interroga,ma quando arriva anche qui una persona come Paolo Borsellino?
Ennesime storie di prevaricazione,un piano abusivo in pieno centro reso ufficiale e legale sotto gli occhi indifferenti della maggior parte dei cittadini,e forze dell'ordine,inutili denunce e contestazioni del comitato,al sindaco ai carabinieri al tar e perfino all'ambiente,i lavori continuano anche se sta continuando la battaglia.
Forse un giorno ci sveglieremo,scopriremo che confische stanno avvenendo agli imprenditori legati alla mafia locale e che appalti erano truccati,che un fiume di corruzione è corso anche qua,che li arrestano e gli sequestrano,o meglio confiscano il patrimonio scoppia la buriana e dopo qualche tempo escono e ricominciano,cambiano ragione sociale,intestano l'impresa alla vecchia madre e via un altro giro.
Questo male è come il cancro o il tumore si può asportarlo,ma puntuale ricresce perchè è nel DNA dell'uomo e della sua cultutra.

Monica Riccioni

La Guardia di Finanza sequestra 215 kg di hashis 4 arresti

Perugia, 19 lug - Quattro persone arrestate e il sequestro di 215 kg di hashish, 4 veicoli, 9 cellulari, 12 sim card e oltre 22 mila euro. E' il bilancio di un'operazione condotta congiuntamente dai finanzieri del nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Perugia e quelli dello stesso reparto di Bologna che ha avuto per teatro la periferia di Firenze.
Gli arrestati, si legge in una nota delle Fiamme Gialle, nell'operazione che risale al 26 giugno scorso sono uno spagnolo, un portoghese e due marocchini, ora rinchiusi nel carcere di Sollicciano, a Firenze. Dovranno rispondere di traffico internazionale di droga. L'indagine, avviata da tempo, e' culminata in un blitz scaturito da numerose ore di pedinamenti e di appostamenti, eseguiti nella periferia del capoluogo toscano, a ridosso della zona industriale, luogo scelto dai trafficanti per la cessione della sostanza che veniva trasportata da un autoarticolato e da un furgone di medie dimensioni, come quelli che normalmente utilizzano gli artigiani e, per questo, considerato poco sospetto. Una volta bloccati, due dei quattro trafficanti hanno tentato la fuga in auto ma sono stati intercettati e bloccati.
La droga era stata nascosta dentro cassette di frutta nell'autoarticolato, confezionata in pacchi chiusi con del nastro isolante. Per deviare i controlli dei cani antidroga, i trafficanti avevano sparso sul piano di carico del mezzo della sostanza fertilizzante sfusa. Con questa operazione, conclude la nota, la sezione antidroga delle Fiamme gialle perugine ha sequestrato nel corso dell'anno, in cinque distinte operazioni, oltre 300 kg di hashish e arrestato 13 persone.

Monica Riccioni

fonte asca

Sgominato traffico internazionale di stupefacenti dall'Arma dei Carabiniei duro colpo inflitto alla mafia 13 arresti

Palerrmo 19-07-2010
I carabinieri di Palermo all'alba di questa mattina hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 13 presunti narcotrafficanti, accusati di aver costituito un'importante rete mafiosa di traffico di cocaina dal Peru' e dalla Colombia. Nel corso dell'operazione sono stati sequestrati anche 20 chili di cocaina pura. Lo ha reso noto l'Arma dei Carabinieri tramite un comunicato.
Tra gli arrestati c'e' Paolo Messina, a capo della rete e collaboratore di Tommaso Iacomino, leader di un clan della camorra latitante in America del Sud.
Iacomino, contro il quale e' stata aperta una procedura di estradizione, e' stato in grado di fare arrivare ingenti quantitativi di droga in Sicilia e nel Nord Italia, che veniva poi commercializzata ad ovest dell'isola e in Emilia Romagna.
Prima di giungere in Italia la cocaina, grazie alla rete di intermediari creata per l'occasione, passava per paesi europei come l'Olanda e la Spagna.
I carabinieri sono riusciti a ricostruire il funzionamento dell'organizzazione grazie all'ascolto delle intercettazioni, reso particolarmente difficile dal frequente cambio di numeri telefonici e gestori.

Monica Riccioni

fonte asca

Due giovani donne romene arrestate dai Carabinieri per rapina e tentata estorsione

Comando Provinciale di Bari
19/07/2010 Ore 11:30
Hanno aggredito e rapinato una nigeriana 23enne, pretendendo 300 euro mensili per darle la possibilità di prostituirsi in quel luogo. E' accaduto sabato pomeriggio lungo la S.P.231 a Corato, dove i Carabinieri della locale Stazione, hanno tratto in arresto una 23enne e una 19enne, entrambe romene, con le accuse di rapina, lesioni personali e tentata estorsione.
I militari intervenuti prontamente grazie ad una telefonata sul "112" effettuata dalla vittima, hanno soccorso la 23enne che ha riferito di essere stata da poco aggredita con un tubo in ferro e rapinata dei cellulari da due "colleghe" di lavoro che avevano preteso 300 euro mensili per darle la possibilità di prostituirsi in loco. Sulla base di una frammentaria descrizione delle malfattrici fornita dalla vittima, gli operanti sono riusciti in poco tempo ad individuare e bloccare, poco distante dal luogo dell'aggressione, le due donne, che, sottoposte a controllo, sono state trovate in possesso dei due cellulari rapinati alla 23enne e di una busta in cellophane contenente gli effetti personali della stessa.
Tratte in arresto, le straniere sono state associate presso la casa circondariale di Trani.

Monica Riccioni

I Carabinieri del NOE hanno eseguito numerose denunce e sequestri

Comando Carabinieri per la Tutela dell'Ambiente
19/07/2010 Ore 11:00
A Montecorvino (SA) i Carabinieri del NOE di Salerno hanno deferito in stato di libertà il legale rappresentante di una società di scavi ed inerti per aver effettuato frantumazione e selezione di inerti nonché per aver effettuato scarico di acque reflue industriali sul suolo e negli strati superficiali del sottosuolo in assenza di autorizzazione.
A Teano (CE), invece, hanno deferito in stato di libertà alcuni amministratori comunali perché, in concorso tra loro e a vario titolo, si sono resi responsabili di getto pericoloso di reflui non depurati con conseguente danneggiamento di corpi idrici superficiali attraverso scarichi non autorizzati che sono stati poi sottoposti a sequestro. Valore sequestro ammonta a €. 300.000,00 circa.
I Carabinieri del NOE di Trento, a Cavedine (TN), hanno deferito in stato di libertà alcuni amministratori comunali in quanto, in concorso tra loro e a vario titolo, hanno permesso che nella discarica di inerti di proprietà e gestita dal Comune venivano conferiti rifiuti non autorizzati. Nel contesto, l'intera area di mq. 43.000, per un valore commerciali di €.500.000,00 circa, è stata sottoposta a sequestro.
Infine, in Cologno al Serio (BG), i Carabinieri del NOE di Brescia hanno deferito in stato di libertà il legale rappresentante di un azienda di produzione scarrabili per autocarri per aver, all'interno di un area di pertinenza di detta azienda, depositato rifiuti costituiti da fusti metallici e plastici, pneumatici, filtri fuori uso e materiali inerti.
Veniva inoltre riscontrata l'assenza di autorizzazione per immissioni in atmosfera degli effluenti gassosi derivanti dal processo di verniciatura. Nel contesto, un'area di mq. 24.000 circa ove insistono mq. 2.000 circa di rifiuti è stata sottoposta a sequestro così come anche sezione industriale destinata alla verniciatura per un valore complessivo di €. 550.000,00 circa.

Monica Riccioni

lunedì 19 luglio 2010

Cosa significa letteralmente Ndrangheta?

Oggi mi è stata posta una domanda da persone,ma cosa significa realmente ndrangheta?
Curiosa domanda tanto che ho deciso di tradurre la parola letteralmente legata ai suoi reati a far sì che si capisca bene cosa è entrato nel nostro territorio partendo dagli anni ottanta,ma radicatosi saldamente da 10 anni a questa parte.
Dell'Associazione mafiosa denominata ndrangheta operante nel territorio nazionale significa teoricamente quanto segue:associazione che si avvale della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva,allo scopo di commettere delitti in materia di armi,esplosivi e
munizionamento contro il patrimonio,la vita e l'incolumità individuale,in particolare commercio di sostanze stupefacenti,estorsioni,usure,furti,abusivo esercizio di attività finanziaria,riciclaggio,reimpiego di denaro di provenienza illecita in attività econimiche,corruzioni,favoreggiamento latitanti,corruzione e coercizione elettorale,intestazione fittizia di beni,ricettazione,omicidi;acquisire direttamente o indirettamente la gestione del controllo di attività economiche,in particolare nel settore edilizio,movimento terra,ristorazione etc.
Acquisire appalti pubblici e privati,ostacolare il libero esercizio del voto,procurare a sè e ad altri voti in occasione di competizioni elettorali,convogliando in tal modo le preferenze su candidati a loro vicini in cambio di future utilità;come conseguire per sè e per altri vantaggi ingiusti pubblici e privati.
Vantaggi ingiusti con l'aggravante per essere l'associazione armata,con l'aggravante che le attività economiche di cui gli associati intendono assumere o mantenere il controllo sono finanziate in tutto o in parte con il prezzo,il
prodotto,il profitto di delitti.
Questo è quello che ci ritroviamo in casa dopo anni di occhi bendati da chi non voleva e non vuole vedere,non c'è peggior cieco che non vuole ascoltare.

Monica Riccioni

domenica 18 luglio 2010

TIZIANO FERRO - ALLA MIA ETà - VIDEO NUOVO SINGOLO + TESTO






Buona Domenica

Il boss Antonio Fameli di Loano aggredisce la Casa della Legalità,quando si ha la coda sporca la reazione è la violenza

Il boss Antonio FAMELI ha dato prova del suo livello di "civiltà". Lo ha fatto alla luce del sole, lungo l'Aurelia trafficata per l'estate che porta sulla riviera turisti da ogni dove. Lui, l'uomo del clan dei PIROMALLI, non sopporta essere indicato, essere messo al "bando" e reagisce con la prepotenza e la violenza, cercando di affermare che è lui che comanda e fa quel che vuole. Ma non è così, e come Casa della Leglità abbiamo dimostrato che si può non solo non chinare il capo, ma nemmeno retrocedere di un millimetro. I bei tempi di quando alcune persone raccontano di cene con personaggi importanti e insospettabili nella rivera savonese, sono finiti per il signor FAMELI, che intanto si becca una bella denuncia per minacce, aggressione e violenza privata. Nulla hanno pututo, per tutelarlo, nemmeno le disposizioni che a Loano hanno anticipato il "bavaglio". Comunque ecco la cronaca dell'aggressione di ieri (con alcune foto) ed un breve significativo profilo del FAMELI...
La cronaca dell'aggressione da parte del "branco" FAMELI ai danni del presidente e del segretario della Casa della Legalità durante il volantinaggio a Loano, è quella che abbiamo descritto ieri sera:
Il boss Antonio FameliIl FAMELI e la sua ciurma... non l'hanno presa bene. Prima qualche parente o affine che passando diceva che eravamo infami, un signorotto è passato dicendo che se ci sparano fanno bene perché certe cose non si dicono. Intanto molti passanti dicevano che lo conoscono bene il FAMELI Antonio, che intanto ha sostituito il suo "CHUPA CHUPA" con licenza comunale con il "CASINO' ROYALE" dove si gioca e rigioca (sempre con licenza comunale). Poi sono iniziati alcuni movimenti strani, dall'agenzia immobiliare (a cui si accede passando davanti alla grande Madonna con lumino), dove si era radunata una folla che ci guardava con sguardo non troppo amichevole, si sono disposte un bel po di personcine, un po alla nostra destra, un po alla nostra sinistra, un po alle spalle.
Qualcuno poi ha chiamato la Municipale che è arrivata per dirci che nel Comune di LOANO (dove il sindaco è Angelo VACCAREZZA, divenuto pure Presidente della Provincia) non si può volantinare senza autorizzazione, e che la deroga per le organizzazioni sociali non vale se non si concorda il volantinaggio (anche se itinerante) con la Polizia Municipale. Così doppio verbale (essendo in due a volantinare) per 100 euro l'uno. Ma questo aspetto di palese violazione dei diritti costituzionali non è nulla rispetto a ciò che è accaduto in parallelo all'arrivo dei vigili. Le persone che dall'agenzia immobiliare del FAMELI si erano disposte alla destra, alla sinistra ed alle spelle nostre, quando i vigili sono intervenuti hanno dato il meglio di sé, con il supporto e la partecipazione attiva direttamente del boss Antonio FAMELI (un po ingrassato rispetto ai tempi della foto dove si mostrava ridente). Ci hanno aggrediti letteralmente davanti ai due agenti della Municipale che non riuscivano a tenerli. Abbiamo chiesto che venissero identificati perché intendevamo procedere a querela, non tanto per gli insulti che uscivano dalle loro "civilissime" bocche di riviera, ma per le minacce e le aggressioni fisiche. Ad un certo punto, visto che i vigili non procedevano ad identificarli, abbiamo sollecitato ed Abbondanza, Presidente della Casa della Legalità, si è avvicinato al gruppo dove vi erano i due aggressori, un signorotto con baffoni ed l'Antonio FAMELI, per indicare con l'indice al vigile i due soggetti da identificare ed evitare errori. In quel momento, quando Abbondanza indica il FAMELI con l'indice, questi si è scatenato... uno tenta prima di tirare un calcio ad Abbondanza, mentre i vigili cercano di fermarli, interviene il figlio di uno di questi che urla spingendo "non toccate mio padre", il FAMELI punta ad Abbondanza e cerca di strattonarlo, spingerlo e gli strappa di mano i volantini. Un altro da dietro strappa la maglietta ad Abbondanza, mentre il FAMELI sotto gli occhi dei Vigili, tira un pugno al segretario della Casa della Legalità, D'Agostino, per poi venire allontanato nuovamente dai Vigili stessi. Poi arrivano i Carabinieri ed i signori si allontanano di qualche metro, uno degli agenti (il più alto in grado) dell'Arma si avvicina e ci dice che è normale tale reazione, essendo andati a volantinargli certe cose davanti a casa. Poi ritorna alla carica il genero del FAMELI, l'Ugo PIAVE, che davanti ai Vigili ed ai Carabinieri dice che bisognerebbe prenderci a sberle. Alla fine i Carabinieri se ne vanno e gli agenti della Municipale ci scortano alla macchina.
Nei prossimi giorni procederemo sia a contestare i due verbali della Municipale in quanto, ci spiace per il loro Sindaco, ma il "bavaglio" non ce lo facciamo mettere, e soprattutto procederemo a depositare denuncia dettagliata sull'accaduto a carico del boss Antonio FAMELI ed il suo "branco" per le aggressioni di ieri. Abbiamo già avvertito chi di dovere, nel frattempo e sappiano, come abbiamo dimostrato ieri, che non ci facciamo intimidire dai loro metodi tipicamente mafiosi, palesatisi una volta di più ieri, con la scelta di aggredirci non prima dell'arrivo dei vigili, ma dopo il loro arrivo, sotto i loro occhi, per far capire - secondo loro - che loro possono tutto e nessuno gli può dire nulla. Peccato che se questo è "messaggio" che volevano lanciare, questi gli sia tornato indietro, e gli arriveranno anche gli interessi, perché se prima di tutto noi non si è retrocessi ed anzi si dimostrato che paura proprio non ce ne fanno, ma si è soprattutto reso evidente che l'unico che ha perso le staffe è lui e ciò che ha messo in scena non è altro che la testimonianza della loro debolezza davanti a chi non china il capo davanti a lui, ma anzi lo si indica per quello che è, ovvero un 'ndranghetista, facendogli sentire il dispresso sociale verso quel sodalizio criminale che deve essere distrutto, messo al bando a livello sociale, punito dalla Giustizia e privato (lui e tutti i suoi prestanome di turno) di ogni briciola del patrimonio accumulato illecitamente.
Promettendo che a Loano ci torniamo presto, speriamo che nel frattempo per i Carabinieri il fatto che il FAMELI ed il suo "branco" aggrediscano chi non si china al loro cospetto, non sia più un fatto "normale", perché il signor FAMELI non gode di alcuna zona franca, anche se per anni è stato considerato incontrastabile.
E speriamo anche che si comprenda che quelle persone possono anche cercare di spaventare quanto vogliono ma se non ci si piega non possono fare nulla... perché loro, che si dicono tanto credenti e devoti, che si dico uomini d'onore, sono solo feccia sociale... perché le persone d'onore vere sono quelle che denunciano, che rompono l'omertà e rigettano ogni forma di organizzazione mafiose.

Monica Riccioni


fonte la casa della legalità