mercoledì 13 luglio 2011

Calpestati i diritti dei Carabinieri Ausiliari!

Calpestati i diritti dei Carabinieri Ausiliari!


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On.Ignazio Larussa,Gen. Leonardo Gallitelli,perche’ li state umiliando? In questi 1552 posti  non c’era spazio per loro? Questi erano,questi sono giovani pronti per l’uso, senza necessita’ di spendere soldi per la formazione.Questi ragazzi erano,sono pronti a riempire le caserme vuote.Questi ragazzi,erano e’ sono pronti a sostituire i citofoni dove con voce metallica annunciano al cittadino “Rivolgetevi al 113″Questa Redazione e’ convinta che “lassu” qualcuno si debba vergognare.Ma i COCER Carabinieri esistono?
1. Questa è l’ennesima ingiustizia del governo.
Sulla Gazzetta Ufficiale – 4^ Serie Speciale, n. 34, del 30 aprile 2010 sarà pubblicato il Bando di Concorso per il reclutamento 1552 Allievi Carabinieri effettivi in Ferma Quadriennale riservato ai volontari delle Forze Armate in Ferma Prefissata di un anno ovvero in rafferma annuale, in servizio o in congedo (art. 16 L.226/2004).
Le domande di partecipazione potranno essere presentate On-Line sul sito http://www.carabinieri.it – area concorsi – dal 1 maggio 2010 al 31 maggio 2010.
 
                                          CARABINIERI AUSILIARI AL MACERO
                    Come lo Stato ha dimenticato tanti giovani che avevano prestato
                         servizio nell’Arma. Con un colpo di legge ed uno dei Giudici.
C’era una volta il Carabiniere ausiliario. Era un ragazzo per bene, educato, proveniente da famiglie sane, che – dopo severe selezioni – veniva reclutato dallo Stato ed impiegato per lo più in quei servizi logoranti da cui si cercava di esonerare i cosiddetti effettivi.
Ne ho conosciuti tanti. Il Carabiniere ausiliario veniva armato, vestito e mandato a svolgere servizio di vigilanza, quando andava bene, o ad un G8 a Genova, quando andava meno bene.
Poi nel Palazzo è cambiata la visione della difesa e il sistema di reclutamento si è convertito da misto, cioè obbligatorio e volontario, a puramente volontario. Con un colpo di legge, sono così spariti i Carabinieri ausiliari. Non però le legittime aspirazioni di quanti fra questi avevano servito lo Stato e non erano frattanto riusciti a transitare nel servizio permanente. Ma di questo lo Stato non si è curato.
Oggi, ai sensi del primo comma dell’art. 16 della legge 23 agosto 2004, n. 226, il reclutamento del personale nelle carriere iniziali delle Forze di polizia ad ordinamento civile e militare è riservato ai volontari di Esercito, Marina ed Aeronautica in ferma prefissata di un anno ovvero in rafferma annuale, in servizio o in congedo.
Invece, un militare congedatosi senza demerito dopo avere prestato servizio per un anno presso la stessa Arma dei Carabinieri non può partecipare ai concorsi banditi da quest’ultima.
Tale disparità di trattamento, derivante direttamente dalla legge 23 agosto 2004, n. 226, risulta irragionevole ed illogica onde risulta costituzionalmente illegittima in riferimento all’art. 3 della Costituzione.
Un ausiliario per cui ha predisposto un ricorso al TAR Lazio – dopo essersi congedato dall’Arma dei Carabinieri nel settembre 2005 – aveva invano atteso l’indizione di un concorso per l’arruolamento aperto anche al personale civile. Poi, però, a partire dal 1° gennaio 2006, la nuova disciplina ha riservato l’arruolamento nei carabinieri a coloro che avessero svolto servizio presso l’Esercito, la Marina o l’Aeronautica.
E’ illogico che il militare dell’esercito che ha svolto un anno di ferma volontaria abbia il requisito necessario all’arruolamento nell’Arma dei Carabinieri mentre il medesimo difetti in capo a colui che ha prestato servizio militare – parimenti volontariamente e per un anno – presso l’Arma dei Carabinieri.
Dovrebbe tutt’al più disporsi il contrario, dovendo il legislatore favorire per l’assunzione nell’Arma colui che ha già svolto servizio da carabiniere piuttosto che quello che ha militato in altre forze armate.
La stessa organizzazione dell’Arma trarrebbe vantaggio da una disposizione opposta a quella ora vigente, in quanto si presume che gli ex carabinieri siano più affini e/o utili di chi ha avuto esperienze di altra natura e presso altre amministrazioni.
Non v’e dubbio, quindi, che a seguito dell’entrata in vigore della legge n. 226/2004, si sia prodotta nell’ordinamento legislativo una disparità di trattamento fra chi aveva a quell’epoca svolto il servizio militare di un anno presso l’Arma dei Carabinieri e chi invece presso l’Esercito, la Marina e l’Aeronautica.
Infatti, mentre ai primi è precluso l’arruolamento nell’Arma dei Carabinieri (nonché presso le altre forze di polizia), ai secondi invece è addirittura riservata la totalità dei posti a concorso.
Eppure le due ipotesi – a tutto voler concedere – sono riferibili a una medesima fattispecie: la prestazione di un servizio militare di durata annuale. La logica vorrebbe che il carabiniere in congedo fosse addirittura favorito nel bando di concorso per l’arruolamento di Carabinieri. Cioè, oltre ad avere il pieno diritto di partecipare al concorso, dovrebbe altresì avvantaggiarsi di un punteggio maggiore nella graduatoria di merito, se non di una riserva.
Onde valutare se tale discrimine non sia irragionevole e non comporti, conseguentemente, un’ingiustificata compressione del diritto alla parità di trattamento (anche con riferimento alla legittima aspettativa di godere di pari opportunità di lavoro), occorre procedere secondo il paradigma logico proprio dei giudizi di ragionevolezza: innanzitutto, bisogna individuare quali siano gli interessi di rilievo costituzionale che il legislatore ha ritenuto di far prevalere nella sua discrezionale ponderazione degli interessi attinenti alle due fattispecie trattate differentemente e, quindi, occorre raffrontare il particolare bilanciamento operato dal legislatore nell’ipotesi denunziata con la gerarchia dei valori coinvolti nella scelta legislativa quale risulta stabilita nelle norme costituzionali.
La legge n. 226/2004, come è noto, è ispirata la volontà di snellire i ranghi delle forze armate e, al contempo, di professionalizzare il relativo personale attingendolo esclusivamente dai volontari e non più dagli ascritti alla leva obbligatoria.
In quest’ottica, è ragionevole e congruo sospendere la leva militare obbligatoria, ma non certo discriminare coloro che frattanto hanno svolto servizio ausiliario nell’Arma dei Carabinieri e che, in base alla precedente normativa, avrebbero avuto titolo per aspirare al reclutamento dei Carabinieri in servizio permanente effettivo.
Tale trattamento palesemente deteriore, che colpisce paradossalmente proprio chi ha già svolto servizio presso l’Arma dei Carabinieri, si palesa sicuramente illogico ed incongruo.
Considerata alla luce dei valori costituzionali coinvolti, la ponderazione degli interessi compiuta dal legislatore con le disposizioni impugnate, e ora descritta, si rivela palesemente irragionevole, in quanto comporta un bilanciamento dei valori arbitrariamente differenziato e contrastante con quello presupposto dalla Costituzione, all’art. 3, riguardo al divieto di discriminazione e al principio di uguaglianza.
Semplice vero? Eppure il TAR del Lazio la pensa in modo differente e, con la recente ordinanza n. 2184/2008 del 23 aprile scorso, ha dichiarato non fondata la questione di legittimità costituzionale introdotta nel ricorso di un Carabiniere ausiliario in congedo.
Più precisamente, il TAR ha statuito che «non è
prevedibile un esito favorevole del ricorso in quanto il provvedimento
impugnato risulta conforme all’art. 16 della Legge n. 226/2004 e tale norma
non appare affetta dai vizi di legittimità costituzionale prospettati dalla
parte ricorrente».
E la chiamano Giustizia!
G.Pino

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